CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
C’è stato un silenzio diverso, questa mattina, in Via della Liberazione 22. Non un silenzio vuoto ma un silenzio abitato da voci, memorie, responsabilità condivise.
Nel luogo in cui Giovanbattista Tedesco è stato ucciso dalla violenza mafiosa, l’Associazione Nazionale Magistrati – sottosezione di Taranto e Libera Taranto hanno vissuto la Giornata della Legalità scegliendo di celebrare l’anniversario della strage di Capaci restituendo alla città uno spazio che per troppo tempo è rimasto soltanto un punto di dolore. Hanno voluto farlo lì, dove la memoria non è un concetto astratto ma un segno inciso nell’asfalto, e dove oggi erano presenti anche la sorella del capitano Emanuele Basile e la figlia di Piero Carpita, entrambi vittime innocenti della mafia, a testimoniare che le ferite del passato continuano a chiedere ascolto.
Francesco Sansobrino, per l’Anm Taranto, ha spiegato che la scelta del luogo non è stata casuale. «Abbiamo scelto proprio per questo motivo, con gli amici di Libera, di ricordare le vittime della strage di Capaci e le vittime innocenti di tutte le mafie in un luogo simbolico della città che non appartiene solo ai familiari di Giovanbattista Tedesco ma appartiene a tutti noi». Ha indicato il punto esatto dell’agguato, ricordando che «questo è il luogo in cui Giovanbattista Tedesco è stato ucciso e noi dobbiamo custodire la sua memoria e la memoria di altre vittime innocenti della mafia». Ha aggiunto che la presenza dei familiari di Basile e Carpita ha reso ancora più evidente quanto sia necessario «far entrare queste storie nelle scuole per costruire un futuro migliore». Per Sansobrino, la memoria deve diventare «conoscenza, responsabilità, scelta del bene comune, delle regole, evitando l’omertà e l’indifferenza». Ha spiegato che questo lavoro «prosegue ogni giorno», ma che oggi hanno voluto «dare una progettualità grazie al provveditore e grazie agli amici di Libera».
Accanto a lui ha parlato Alessandro Tedesco, figlio di Giovanbattista, che ha accolto l’invito dell’Anm con un senso profondo di continuità. «Ho accolto molto volentieri l’invito per ricordare la strage di Capaci in questo luogo», ha detto. «Credo che un ricordo non debba essere una cosa sterile, ma attraverso la memoria e l’impegno di questi uomini e donne che hanno contribuito con il loro fare a cambiare la storia del nostro Paese». Ha raccontato di sentire «viva la responsabilità di trasferire il testimone che i nostri cari ci hanno lasciato», una responsabilità che vive anche nella sua doppia veste di docente e avvocato. «Ogni giorno cambio abito», ha spiegato, «ma in entrambi i ruoli cerco di trasmettere ai ragazzi i valori della legalità e del rispetto delle regole. Abbiamo scelto nella nostra scuola di centrare tutto su questo percorso, e credo che i ragazzi siano contenti di queste attività».
Il senso della giornata è stato ribadito da Remo Pezzuto, referente di Libera Taranto, che ha ricordato come il 23 maggio non possa essere confinato alla ritualità. «È una giornata simbolo della lotta al contrasto alla criminalità organizzata, alle mafie e alla corruzione», ha affermato, «ma non può essere soltanto una giornata celebrativa. Deve vedere un nostro rinnovato impegno quotidiano nel contrasto alla criminalità». Ha spiegato che il progetto presentato, “Custodi di memoria, costruttori di futuro”, coinvolgerà le scuole nell’adozione delle vittime innocenti di mafia tarantine e pugliesi. «Sono vittime che spesso non vengono citate nelle grandi narrazioni», ha detto, «ma che hanno la dignità di dover essere raccontate e rappresentano la storia del nostro territorio e del nostro Paese». Attraverso le loro vite, ha aggiunto, «vogliamo dare esempi concreti di come, anche all’interno del nostro territorio, ci siano state donne e uomini che con il loro dovere e la loro rettitudine hanno contrastato la criminalità organizzata».
La mattinata si è chiusa così, tra parole che hanno cercato di trasformare un luogo ferito in un luogo restituito, e tra volti che hanno ricordato che la memoria non è mai un esercizio del passato, ma un impegno del presente. Custodirla, come hanno detto tutti, significa costruire giustizia. Sempre.