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Nel cuore della seconda giornata del Salone Mediterraneo delle Imprese, nelle sale del Circolo Ufficiali della Marina Militare, il panel “Rigenerare per attrarre” ha offerto uno dei momenti più densi dell’intera manifestazione.

Un confronto che ha intrecciato numeri, esperienze e visioni, mostrando come la rigenerazione urbana sia ormai la chiave per restituire vitalità ai territori, contrastare la desertificazione commerciale e rilanciare le economie di prossimità. Sul tavolo sono arrivati i dati dell’Istat, l’esperienza del Comune di Bari che ha saputo invertire la rotta del commercio di vicinato, e il caso di Varese, dove – grazie alla collaborazione tra Ascom e una società di telefonia mobile – è possibile mappare presenze e flussi per orientare in modo mirato l’offerta commerciale. Un mosaico di strumenti che ha reso evidente come la rigenerazione non sia un’idea astratta, ma un processo concreto fatto di scelte, alleanze e capacità amministrativa.
A dare il tono dell’incontro è stato il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha richiamato il valore strategico del tema. «Rigenerare per attrarre – ha detto – significa dare identità e innovazione alle città. La desertificazione commerciale non è solo un problema economico: è un impoverimento sociale, culturale e di sicurezza». Sangalli ha ricordato che «dal 2012 ad oggi sono scomparsi 156 mila negozi in Italia» e che le attività di prossimità «sono presidi insostituibili di vita urbana». Da qui il richiamo alla necessità di «regole chiare e stabili», perché «senza regole non c’è mercato, senza mercato non ci sono imprese, senza imprese non c’è crescita e senza crescita non c’è coesione». Un messaggio che ha trovato immediata eco nel contesto tarantino, che Sangalli ha definito «un ponte naturale di opportunità nel cuore del Mediterraneo».
Su questa linea si è inserito l’intervento del presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino, che ha riportato il discorso sul terreno locale. «La rigenerazione è un tema che avevamo letto già trent’anni fa», ha ricordato, sottolineando come «quelle serrande chiuse possano diventare un’opportunità per i ragazzi, non un simbolo di degrado». Spadafino ha rivendicato il ruolo dei commercianti tarantini, «che hanno saputo essere un riferimento anche quando sono venuti a mancare i presidi istituzionali», e ha ribadito che «la situazione è drammatica» e che «la dignità di chi apre la città ogni mattina va difesa». Per questo, ha assicurato, «il tema della rigenerazione sarà messo al centro del territorio» e «abbiamo bisogno di una transizione concreta, non solo giusta».
A collegare visioni e numeri è stato il direttore di Confcommercio Taranto, Tullio Mancino, che ha evidenziato come «la nostra provincia viva più di altre la desertificazione urbana», soprattutto nei piccoli comuni dove la chiusura dei negozi «coincide con un calo di sicurezza, socialità e attrattività». Mancino ha ricordato che «dieci startup giovanili nate nell’ultimo anno dimostrano che esiste una spinta dal basso», ma che i Comuni «faticano a intercettare risorse per mancanza di personale qualificato e difficoltà nella progettazione e rendicontazione». Da qui l’importanza del protocollo firmato a fine incontro con Anci Puglia: «Non basta avere risorse, serve che il territorio sia attrezzato per coglierle».
Il presidente di Anci Puglia, Gaetano Manfredi, ha allargato lo sguardo al ruolo delle istituzioni locali. «Rigenerare le città significa garantire crescita, inclusione sociale e capacità di affrontare le grandi trasformazioni in atto», ha affermato, ricordando che i Comuni «sono in prima linea nel creare un nuovo patto tra imprese e istituzioni locali». Un concetto ripreso dal vicepresidente di Anci Puglia, Onofrio Dicillo, che ha portato la prospettiva dei sindaci: «Rigenerare per attrarre significa rendere i nostri comuni capaci di offrire qualità della vita, servizi e opportunità. Una strada rifatta o una piazza recuperata non bastano: il cambiamento arriva quando attorno a quei luoghi nasce vita, commercio, comunità». Dicillo ha insistito sul fatto che «le economie di prossimità sono presidio sociale» e che «nessun Comune può affrontare da solo queste sfide: servono reti tra istituzioni, imprese, associazioni e cittadini».
La fotografia statistica è arrivata da Agata Maria Madia Carucci dell’Istat, che ha mostrato come «la provincia di Taranto stia cambiando struttura economica, con un peso crescente dei servizi e una popolazione che decresce e invecchia». Carucci ha evidenziato che «il commercio al dettaglio perde unità locali ma aumenta gli addetti, segno della crescita della grande distribuzione», e che «il turismo cresce negli arrivi ma resta debole nelle permanenze». Da qui l’importanza dei «dati granulari, comunali e sub-comunali», perché «senza i punti non si fa il quadro».
Paolo Testa, responsabile nazionale per l’urbanistica di Confcommercio, ha richiamato la necessità di leggere la crisi del commercio dentro le trasformazioni sociali. «Il conflitto nelle città è crescente – ha detto – e la desertificazione colpisce in modo diverso le varie tipologie merceologiche. Il lavoro che stiamo facendo ha senso solo se c’è dialogo continuo con i territori».
A chiudere il cerchio sono state le esperienze concrete: Roberto Covolo, dirigente del Comune di Bari, ha illustrato il modello che ha permesso al capoluogo di rilanciare il commercio di prossimità attraverso rigenerazione urbana e politiche integrate; Federico Delpiano, responsabile comunicazione di Uniascom Varese, ha mostrato come la mappatura dei flussi consenta di «orientare strategie commerciali basate su dati reali»; Davide Urban, direttore generale di Confcommercio Ferrara, ha raccontato come la collaborazione con Ferrara Arte abbia legato cultura e commercio in un’unica strategia di rigenerazione.

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