CRONACHE TARANTINE
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Si è tenuta questa mattina, all’interno dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, una conferenza stampa congiunta di Federmeccanica e Confindustria Taranto che ha voluto ribadire il valore strategico del sito e presentare i risultati dell’indagine “L’ex Ilva di Taranto e gli orientamenti degli italiani”.
L’appuntamento è stato preceduto dalla riunione del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale di Federmeccanica, alla presenza dei past president Fabio Storchi, Alberto Dal Poz e Federico Visentin: una scelta simbolica e politica, pensata per lanciare un segnale di sostegno dell’intera industria metalmeccanica in un momento che i vertici definiscono “estremamente complesso” per il centro siderurgico jonico.
Nel corso dell’incontro, al quale hanno preso parte il presidente di Federmeccanica Simone Bettini, il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma e il direttore scientifico della ricerca Daniele Marini, sono stati illustrati i dati di un’indagine che fotografa con chiarezza la percezione dell’opinione pubblica sul futuro dell’ex Ilva. Secondo Marini, «circa l’80% degli italiani conosce la vicenda» e in Puglia «il livello di informazione raggiunge il 70,9%», segno che il tema «abita nelle case degli italiani». Ma la ricerca mette in luce anche un “paradosso informativo”: l’80,5% degli intervistati non sa, ad esempio, che Taranto oggi registra – secondo Legambiente – uno dei valori più bassi di polveri sottili tra i capoluoghi pugliesi. Una distanza tra percezione e realtà che pesa sul dibattito pubblico.
Sul piano delle scelte strategiche, il quadro è netto: oltre l’83% degli italiani ritiene che l’unica strada percorribile sia il rilancio produttivo dello stabilimento, con una preferenza schiacciante affinché resti in mano italiana. In Puglia la percentuale si attesta al 77,3%, con l’86,1% favorevole alla proprietà nazionale. La dismissione è vista come un rischio: il 78,5% sa che l’acciaio è indispensabile per la sopravvivenza dell’industria italiana, il 70,8% teme una dipendenza crescente da Paesi terzi e il 77,1% valuta negativamente l’impatto occupazionale di una eventuale chiusura. Il 61,8% è consapevole che la bonifica richiederebbe miliardi di euro pubblici.
Per Simone Bettini, questi numeri parlano da soli. «I dati confermano che l’ex Ilva non è solo una grande fabbrica, ma un fondamentale cardine dell’Italia», ha dichiarato. «Non si può fare a meno dell’ex Ilva. Si deve rilanciare l’ex Ilva. Difendere questo asset è una questione di sovranità industriale». Bettini ha avvertito che rinunciare allo stabilimento significherebbe «condannare l’Italia a una dipendenza crescente dall’estero» e ha ribadito che «il tempo dei rinvii è scaduto: serve subito un piano che consenta all’ex Ilva di utilizzare al massimo la propria capacità produttiva». Il presidente di Federmeccanica ha sottolineato che «questa volta il grido d’allarme non viene solo da chi produce e da chi lavora, ma anche dalla popolazione del Paese», e ha concluso: «Nessuno può chiamarsi fuori. Ognuno deve fare la propria parte».
Sulla stessa linea, ma con un accento territoriale, si è espresso il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma. «Aver avuto qui Federmeccanica con i suoi organi più rappresentativi è un segnale forte», ha affermato. «Siamo sempre più consapevoli che si tratta di un dossier di rilevanza nazionale e che deve entrare tra le priorità dell’agenda di governo». Toma ha richiamato la necessità di una visione complessiva che tenga insieme «continuità operativa, cessione degli asset, governance futura, economia, cultura, ambiente e territorio». L’indagine, ha aggiunto, «ci fornisce un’ulteriore consapevolezza rispetto alla necessità improrogabile di garantire la permanenza dello stabilimento e rilanciarlo in chiave ecosostenibile, tracciando una netta linea di demarcazione fra ciò che è stato e ciò che sarà». Centrale, per Toma, sarà «la formazione e la ricerca, che il Centro Ricerche e Sviluppo di Adi rappresenta al meglio», così come «una forte presenza dello Stato in questa delicata fase di passaggio». Un percorso «non facile», ha concluso, «ma che auspichiamo possa essere seguito fino in fondo con spirito propositivo».
La conferenza si è chiusa con un messaggio condiviso: il futuro dell’ex Ilva non riguarda solo Taranto, ma l’intero Paese. E la scelta, secondo industria e opinione pubblica, sembra ormai tracciata. Per ogni decisione, però, il consiglio è sempre quello di verificare le informazioni con fonti istituzionali e affidabili.