CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
C’era un clima di attesa concreta, quasi operativa, nella sala del Salone Mediterraneo dell’Impresa quando si è aperto il panel, coordinato dal direttore di AntennaSud, Gianni Sebastio, dedicato ai Giochi del Mediterraneo come leva di diversificazione per Taranto.
Non un semplice evento sportivo, ma un’occasione per ripensare l’identità economica della città. Lo hanno sottolineato subito il presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino, e il direttore Tullio Mancino: il primo ricordando che “i Giochi sono un’opportunità unica per dimostrare quanto questo territorio sia accogliente e preparato”, il secondo richiamando i dati che hanno guidato la tre giorni — oltre 30 panel, 120 relatori — e la necessità di “declinare al positivo il racconto del territorio, perché anche lo sport è un pezzo della nostra diversificazione”.
Da qui si è innestato il ragionamento del sindaco Piero Bitetti, che parte da una verità storica: “Taranto è sempre stata strategica per il Paese”, dice, ricordando siderurgia e Difesa come elementi che hanno segnato la città “nel bene e nel male”. Oggi, però, la sfida è diversa: fare bella figura, garantire impianti fruibili, strade decorose, organizzazione all’altezza. “Abbiamo dato fondo a tutti i risparmi”, ammette, spiegando che il Comune non può gestire da solo strutture così complesse e che l’affidamento a terzi è imminente. Lo stadio del nuoto diventa il simbolo di questa transizione: “Un impianto unico, con due piscine affacciate sul mare, pensato per i Giochi ma che dovrà vivere anche dopo”. E qui Bitetti ha legato tutto al tema più urgente: “Siamo ultimi in Italia per occupazione giovanile. Dobbiamo garantire ai giovani istruzione, formazione e lavoro affinché restino per scelta, non per obbligo”.
L’assessora allo Sport del Comune di Milano, Martina Riva, ha raccolto questo passaggio e lo ha proiettato sull’esperienza di Milano-Cortina. Ha raccontato come l’eredità olimpica abbia generato voucher sportivi, corsi per allenatori, attività gratuite nei quartieri periferici e un indotto “di quasi 5 miliardi”. Per lei, la lezione è chiara: “I grandi eventi portano lavoro e visibilità ma la vera partita si gioca dopo, nella gestione degli impianti. E non bisogna avere paura dell’alleanza pubblico-privato: 40 infrastrutture non possono essere gestite solo dal Comune, né a Milano né qui”.
Il vicepresidente della Regione Puglia, Cristian Casili, si è inserito su questo punto, definendo i Giochi “un momento di svolta” per Taranto e per la transizione dalla monocultura industriale. “L’eredità dei Giochi sarà fondamentale per rendere il territorio più attrattivo”, ha affermato, riconoscendo criticità da superare insieme. La Regione ha già stanziato un milione per la comunicazione e sta lavorando su sicurezza, supporto sanitario e rigenerazione delle vie strategiche. “Serve un unico tavolo per avere chiarezza sui costi e sulle esigenze finali”, ha aggiunto, “perché agosto è vicino”.
Il commissario straordinario Massimo Ferrarese ha portato la voce più operativa, quella dei cantieri, delle scadenze, della seconda nave che dovrà accogliere gli atleti la cui aggiudicazione è “da chiudere in queste ore”. E non ha nascosto la tensione: “Mi preoccupano tutti i cantieri”, ha detto, raccontando di come spesso si svegli di notte per controllare l’avanzamento dei lavori. Ma la certezza è netta: “Ce la facciamo. Finiremo entro fine luglio tutto ciò che riguarda i grandi lavori”. Lo stadio Iacovone, sede della cerimonia di apertura, è la priorità assoluta: “Non possiamo sbagliare nemmeno di un giorno”.
A chiudere il cerchio è stato il ministro dello Sport e dei Giovani, Andrea Abodi, che ha riportato tutto alla visione complessiva: “Eventi come questi servono allo sviluppo dei territori”, ha affermato, convinto che la data del 21 agosto “defibrillerà il territorio”, attirando attenzione internazionale. Ma il ministro ha aggiunto un elemento nuovo, decisivo: la misurazione del ritorno sociale degli investimenti. “Un’analisi culturale elaborata attraverso un algoritmo ci dice che i 275 milioni investiti nelle infrastrutture sportive dei Giochi generano un ritorno sociale pari a 5,4 euro per ogni euro speso”, ha spiegato. Un moltiplicatore che non riguarda solo l’economia, ma la salute pubblica, la riduzione della sedentarietà, il benessere psicologico, la coesione sociale. “Siamo diventati malati di numeri non per passione ma perché i numeri orientano le politiche pubbliche”, ha aggiunto, sottolineando come una pratica sportiva diffusa possa alleggerire i conti sanitari regionali e migliorare la qualità della vita, soprattutto per chi ha meno opportunità. “A volte hanno più di noi, soprattutto nell’animo e nella capacità di percepire il valore della felicità”.
Il panel si è chiuso con una consapevolezza condivisa: i Giochi del Mediterraneo non sono solo un evento ma un’occasione per cambiare la narrazione di Taranto, generare indotto, attrarre turismo, rafforzare il tessuto economico e costruire un futuro diverso. Una sfida complessa, certo, ma che la città — istituzioni, imprese, comunità — sembra finalmente pronta a giocare insieme.