CRONACHE TARANTINE
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La Provincia di Taranto ha ufficialmente archiviato il procedimento autorizzativo relativo alla realizzazione di un impianto per il recupero di rifiuti inerti non pericolosi in via per Martina Franca.
Con una determinazione firmata il 28 maggio 2026, il Settore Pianificazione e Ambiente ha preso atto della rinuncia presentata dalla società S&C Costruzioni S.r.l., titolare del progetto, dichiarando l’inefficacia del provvedimento autorizzativo rilasciato un anno fa.
La vicenda parte nel 2021, quando l’azienda aveva chiesto alla Provincia il rilascio del PAUR – il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale – necessario per costruire e gestire l’impianto. L’autorizzazione, che comprendeva la compatibilità ambientale, quella paesaggistica e l’Autorizzazione Unica ex art. 208 del Codice dell’Ambiente, era stata concessa nel giugno 2025 con la Determina Dirigenziale n. 745.
Tuttavia, la società ha comunicato alla Provincia, con una nota del 18 maggio scorso, di voler rinunciare all’intero progetto. Nella dichiarazione, il legale rappresentante ha precisato che «non risulta avviata alcuna attività di cantierizzazione dell’area» e che «a seguito di valutazioni interne, la società ha deciso di non procedere con la realizzazione dell’iniziativa». La stessa S&C Costruzioni ha inoltre dichiarato di essere «consapevole che la rinuncia non dà diritto ad alcun indennizzo» e di «manlevare la Provincia da ogni responsabilità conseguente», impegnandosi a presentare un’eventuale futura proposta come nuova istanza.
Alla luce di queste comunicazioni, il dirigente del Settore Pianificazione e Ambiente, Aniello Polignano, ha firmato il provvedimento che sancisce la chiusura del procedimento: la rinuncia della società comporta infatti la decadenza di tutti gli effetti e benefici derivanti dall’autorizzazione rilasciata nel 2025. Il provvedimento è immediatamente esecutivo e sarà notificato alla società e a tutti gli enti coinvolti nella Conferenza di Servizi, tra cui Regione Puglia, ARPA, Soprintendenza, Comune di Taranto, ASL e forze dell’ordine competenti per i controlli ambientali.
Con questo atto, la Provincia chiude formalmente un iter durato cinque anni, mettendo un punto definitivo su un progetto che non vedrà la luce e che aveva provocato forti tensioni tra i residenti del quartiere Paolo VI dal momento che l’impianto che, se fosse stato realizzato, si sarebbe trovato a ridosso del quartiere impattando con le forti criticità già presenti in quell’area. Malumori che erano esplosi anche con una manifestazione di protesta sotto Palazzo di Città.
Come si ricorderà, l’impianto, grande quanto cinque campi di calcio, avrebbe dovuto operare sei giorni a settimana, otto ore al giorno, prevedendo un flusso annuo complessivo di oltre 18.700 automezzi tra entrata e uscita, per il trasporto dei rifiuti da trattare, dei materiali riciclati e degli scarti non recuperabili. Tra le attività previste, la frantumazione e la vagliatura meccanica dei materiali.