CRONACHE TARANTINE
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La vertenza ex Ilva torna a scuotere il dibattito nazionale dopo l’ennesima occasione mancata di confronto tra Governo e sindacati.
Fiom, Uilm e Usb lo dicono senza giri di parole: «Avevamo chiesto un incontro urgente al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ma ci è stato risposto che per impegni istituzionali non era possibile organizzarlo». La nota del Ministero è arrivata nella mattina di lunedì 8 giugno, alle 9 in punto, proprio mentre le tre sigle attendevano un segnale dopo settimane di silenzio. «La disponibilità viene rinviata alla prossima settimana, a Roma. È un’occasione mancata per confrontarsi sulla più grande vertenza industriale del Paese».
I sindacati ricordano che la richiesta era stata avanzata sia a Palazzo Chigi sia nei giorni scorsi, durante l’inaugurazione dell’ampliamento produttivo di Vestas Blades a Taranto. Un contesto che avrebbe reso ancora più urgente un confronto diretto sullo stato dello stabilimento ex Ilva, dove – denunciano – «la situazione è di profonda criticità». Fiom, Uilm e Usb elencano problemi ormai strutturali: «L’assenza di risorse finanziarie sta impattando negativamente sulle manutenzioni, sulle condizioni di sicurezza e sull’aumento della cassa integrazione». A questo si aggiunge «la totale mancanza di trasparenza sul bando di vendita internazionale, più volte rinviato, e sui continui slittamenti delle ripartenze degli impianti, dagli altoforni alle batterie fino all’area a freddo». Una condizione che, spiegano, «costringe migliaia di persone a vivere nel più totale sconforto e incertezza».
Il malessere è profondo e la critica diretta: «Apprendere notizie solo attraverso la stampa non è accettabile». Per i sindacati il tempo sta finendo: «Gli impianti restano fermi, le risorse disponibili hanno un orizzonte limitato e il quadro generale è segnato da una precarietà che non può essere tollerata». Da qui la richiesta di una convocazione immediata a Palazzo Chigi, «per garantire una volta per tutte un percorso chiaro sul futuro dei lavoratori dello stabilimento».
Fiom, Uilm e Usb ribadiscono che il confronto con il Governo non può più essere rinviato e deve affrontare «la crisi industriale in atto, il destino del bando di vendita, le garanzie occupazionali, il percorso di transizione ecologica e gli investimenti necessari». E indicano una sola strada possibile: «Serve un intervento pubblico forte e diretto, l’unica soluzione realmente praticabile».
Il giudizio finale è durissimo: «Un Governo che non trova il tempo di occuparsi di Ilva compie una scelta grave e incomprensibile, soprattutto di fronte a una vertenza che riguarda il futuro industriale dell’Italia e la vita di migliaia di famiglie». Un monito che arriva da Taranto ma parla all’intero Paese, mentre la fabbrica più discussa d’Europa resta sospesa tra attese, rinvii e un futuro ancora tutto da scrivere.