CRONACHE TARANTINE
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La notizia del rigetto del ricorso sul sequestro dell’altoforno 1 arriva mentre al Forum in Masseria si discute del futuro industriale del Paese.
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro senza facoltà d’uso dell’impianto, chiudendo – almeno per ora – la strada al dissequestro richiesto da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La decisione, assunta dalla quarta sezione penale presieduta da Donatella Ferranti, conferma quanto stabilito dalla magistratura tarantina dopo l’incendio che nel maggio 2025 aveva colpito una delle tubiere dell’altoforno. Le motivazioni saranno depositate entro trenta giorni, ma il quadro giudiziario appare ormai definito: per la magistratura l’impianto non può tornare in funzione nelle condizioni attuali.
La notizia arriva in tempo reale anche al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che la apprende leggendo un messaggio WhatsApp del suo addetto stampa subito dopo il suo intervento nel panel coordinato da Bruno Vespa. La sua reazione è immediata: «Io penso che anche il potere giudiziario sia consapevole che un sequestro probatorio che dura da oltre un anno è un’anomalia». Urso sottolinea l’impatto economico della misura: «Questo sequestro così lungo ha già arrecato danni all’azienda per oltre 2 miliardi di euro, tra mancata produzione, necessaria cassa integrazione ed eventuali interventi successivi per il ripristino». Un danno che, secondo il ministro, rischia di pesare anche sulle prospettive industriali: «Questo può scoraggiare eventuali investitori, vedendo che permane questo sequestro. Gli investitori cosa hanno percepito? Che vi è un contesto che vuole la chiusura dello stabilimento».
Urso allarga poi il discorso al ruolo delle istituzioni sollecitato su un possibile ingresso diretto dello Stato nella governance di ex Ilva: «Lo Stato non è l’unico attore. In Puglia, come in Italia, vi è il potere giudiziario che ha già dato un segnale molto chiaro: chiudete lo stabilimento. Vi sono gli enti locali che ci hanno dato sempre segnali in questa direzione. Lo Stato non può essere l’unico attore responsabile». Parole che si intrecciano con quelle pronunciate poco prima dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, anche lui ospite del Forum. Decaro ha ribadito che «quello dell’acciaio è un settore strategico per il nostro Paese» e che «lo Stato deve fare la sua parte». Per il governatore, la decarbonizzazione e la realizzazione dei forni elettrici «tocca allo Stato, magari individuando un investitore privato che possa accompagnare il percorso». Ma avverte che la transizione non potrà assorbire tutta la forza lavoro: «Occorrerà individuare forme e possibilità per parte dei lavoratori di ex Ilva di lavorare in altre aziende, perché sappiamo tutti che con la decarbonizzazione parte di quel personale non potrà essere reimpiegato nello stabilimento siderurgico».
Sulla decisione della Cassazione, Decaro non si dice sorpreso: «Quell’altoforno era già chiuso da tempo e ci aspettavamo questo tipo di decisione». Per lui il punto resta un altro: «Il tema è realizzare i forni elettrici e procedere il più velocemente possibile sulla decarbonizzazione, che è una procedura che sta andando avanti in tutta Europa».
La vicenda dell’altoforno 1 si inserisce così in un quadro più ampio, segnato da contenziosi, sequestri, incendi, fermate produttive e un impianto industriale sempre più fragile. Il rigetto del ricorso conferma che l’impianto non può ripartire nelle condizioni attuali, aggiungendo un nuovo tassello a una storia che da anni intreccia produzione, ambiente, sicurezza e giustizia. E che continua a pesare sul futuro industriale e sociale di Taranto, mentre la politica – tra Roma e Bari – prova a immaginare una via d’uscita che tenga insieme investimenti, transizione energetica e tutela dell’occupazione. E lunedì 15 giugno a Roma, nella sede del ministero delle Imprese e del made in Italy si giocherà un nuovo round quando il ministro Urso tornerà a incontrare Fiom, Uilm e Usb rispondendo alla richiesta di incontro che i segretari generali avevano avanzato nei giorni scorsi.