CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
A Taranto cresce la sensazione di una città che procede a fatica dentro una trasformazione urbana imponente, vissuta però senza quella chiarezza e quella condivisione che dovrebbero accompagnare ogni grande opera pubblica.
È in questo clima che, nelle ultime ore, si sono intrecciate due prese di posizione significative: da un lato l’allarme di Confesercenti–CasaImpresa Taranto, dall’altro l’iniziativa del Partito Repubblicano Italiano, che ha tenuto nei giorni scorsi una conferenza stampa in piazza Maria Immacolata, dando il via contestualmente ad una raccolta di firme, per affrontare pubblicamente le criticità dei cantieri del Brt.
Confesercenti parla apertamente di «crescente preoccupazione» per ciò che sta accadendo in numerosi quartieri, investiti contemporaneamente dai lavori del Bus Rapid Transit. L’associazione chiarisce di non essere contraria alla modernizzazione della mobilità urbana, anzi: «Ogni città deve dotarsi di infrastrutture efficienti, sostenibili e capaci di migliorare la qualità degli spostamenti». Ma aggiunge che «nessuna opera pubblica può considerarsi realmente moderna se produce effetti così pesanti sul tessuto economico e sociale senza un adeguato percorso di condivisione e accompagnamento». Nelle ultime settimane, spiegano, commercianti e residenti stanno sperimentando una realtà molto diversa da quella illustrata nelle fasi di presentazione del progetto: «Strade completamente trasformate, parcheggi eliminati, accessibilità ridotta alle attività economiche, viabilità profondamente modificata e cantieri che interessano contemporaneamente vaste aree della città stanno generando un clima di forte preoccupazione». La sensazione diffusa, dicono, è che Taranto «non sia stata adeguatamente preparata ad affrontare un cambiamento così radicale».
A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno 2026, data entro la quale l’opera avrebbe dovuto raggiungere una fase avanzata di completamento, la città appare invece «interessata da un’intensa attività cantieristica che sta producendo notevoli disagi». Da qui una serie di domande che Confesercenti ritiene ormai inevitabili: «Qual è il cronoprogramma aggiornato dei lavori? Quali sono i tempi effettivi di completamento? Con quali modalità si intende limitare l’impatto sulle attività economiche e sulla vita quotidiana dei cittadini?». Per l’associazione, il punto non è più discutere l’opportunità dell’opera, ma «il modo in cui essa viene realizzata e gestita». Da qui la richiesta di «un deciso cambio di passo» e l’istituzione immediata di un Tavolo Permanente di Concertazione sulla BRT che coinvolga amministrazione, soggetti attuatori, tecnici, associazioni di categoria, comitati e rappresentanti dei quartieri. «Non servono incontri episodici», affermano, «ma un confronto stabile, trasparente e continuo». Confesercenti chiede inoltre misure di accompagnamento per le imprese penalizzate, un monitoraggio costante degli effetti sulla viabilità e sul commercio, la revisione delle soluzioni più problematiche e una comunicazione puntuale ai cittadini. «Il commercio di vicinato è un presidio economico, sociale e di sicurezza. Indebolirlo significa impoverire l’intera comunità». E conclude: «Non chiediamo di fermare il progresso. Chiediamo che il progresso non lasci indietro le persone. Le trasformazioni urbane più importanti si realizzano ascoltando la città, non chiedendo ai cittadini di subirle».
Sul fronte politico, il Partito Repubblicano Italiano ha affrontato «le gravi criticità emerse in relazione ai cantieri del progetto Brt». Il Pri parla di «numerose situazioni che destano forte preoccupazione sotto il profilo della sicurezza pubblica», denunciando l’assenza di percorsi alternativi adeguati per veicoli e pedoni e «evidenti rischi per l’incolumità dei cittadini». Particolarmente critica, spiegano, è la situazione di viale Unità d’Italia, dove alcune soluzioni «pongono seri interrogativi in termini di sicurezza e accessibilità». Le problematiche riguardano anche «l’intero sistema di collegamento alle future fermate, spesso prive di percorsi pedonali protetti e facilmente raggiungibili dai residenti». Il Pri ricorda di aver già diffidato l’amministrazione comunale «senza ricevere alcun riscontro» e spiega che proprio per questo «si ritiene necessario coinvolgere direttamente la cittadinanza e portare all’attenzione delle istituzioni le preoccupazioni e le proposte provenienti dal territorio».
Tra le richieste del Pri ionico, «l’immediata messa in sicurezza di tutti i cantieri aperti», la realizzazione delle infrastrutture necessarie per garantire la sicurezza di pedoni e automobilisti, percorsi pedonali protetti e fermate realmente accessibili, la revisione del progetto nelle aree oggi escluse o insufficientemente servite e la pubblicazione di un documento ufficiale che chiarisca costi, benefici, criticità e prospettive dell’opera. «La sicurezza dei cittadini non può attendere», afferma il Pri, «è necessario intervenire subito, prima che si verifichino incidenti e prima che scelte progettuali non adeguatamente condivise producano conseguenze permanenti sul territorio».
Due voci diverse, un’unica preoccupazione: Taranto sta cambiando, ma chiede di essere ascoltata. E chiede che il cambiamento non diventi una corsa a ostacoli per chi ogni giorno vive, lavora e attraversa la città.