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Negli ultimi mesi il dibattito sul futuro dell'ex Ilva è stato scandito da trattative, ipotesi di vendita, piani di decarbonizzazione, annunci e prospettive di svolte imminenti.

Intanto il tempo industriale ha continuato a scorrere. Confartigianato aveva già proposto di avviare la cantierizzazione del forno elettrico utilizzando le risorse allora destinate al progetto del preridotto, oggi destinate dal Governo alla decarbonizzazione. Si sarebbe potuto recuperare tempo prezioso.
Mentre l'attenzione resta rivolta a chi guiderà il polo siderurgico nei prossimi anni, una questione riguarda il presente: con quale strategia industriale viene gestito oggi lo stabilimento e come vengono valorizzate le potenzialità disponibili? Lo stabilimento siderurgico di Taranto opera con un solo altoforno, capacità produttiva fortemente ridotta e significativo ricorso agli ammortizzatori sociali, mentre numerose lavorazioni di trasformazione restano ferme.
Confartigianato rappresenta una parte significativa dell'indotto dell'artigianato e della piccola impresa che, da decenni, contribuisce allo sviluppo del polo con manutenzioni, servizi, forniture, logistica e autotrasporto e intende continuare a farlo. Per questo partecipa al confronto sul futuro industriale dello stabilimento, nell'interesse del territorio e del sistema produttivo.
Acciaierie d'Italia è un'impresa in esercizio: può acquistare materie prime e semilavorati, trasformarli e venderli sul mercato. Deve quindi essere gestita con una visione industriale orientata alla massima valorizzazione delle proprie potenzialità produttive. Siamo consapevoli della complessità della situazione e non intendiamo alimentare polemiche. Poniamo però una domanda decisiva: qual è la strategia industriale che guida oggi la gestione del polo siderurgico di Taranto?
Taranto non è soltanto area a caldo, ma una filiera completa con tubifici, laminazione, decapaggio, zincatura e produzioni ad alto valore aggiunto che hanno generato occupazione e sviluppo.
Oggi il polo siderurgico presenta un'anomalia industriale: resta operativa soprattutto la fase primaria del ciclo produttivo, la più impattante sotto il profilo ambientale, mentre — ad eccezione del Treno Nastri, che produce rotoli destinati agli stabilimenti di Genova e Novi Ligure - restano ferme molte lavorazioni di trasformazione, quelle a maggiore valore aggiunto, marginalità e minori emissioni. Taranto non compete con gli altri stabilimenti del gruppo: ne completa la filiera con lavorazioni che rappresentano una storica specializzazione del sito. Questa complementarita è un punto di forza dell'intero sistema siderurgico. E quindi legittimo chiedersi perché non vengano valorizzate le produzioni capaci di rafforzare la competitività, consolidare la presenza sul mercato e ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali. Ai commissari è affidato un compito preciso: garantire continuità produttiva e occupazionale, accompagnare la cessione e preservare il patrimonio industriale, evitando la 
dispersione di competenze,
mercato e capacita produttiva.
Fino all'individuazione di un nuovo acquirente non basta custodire la fabbrica: occorre fare impresa.
Significa valorizzarne le potenzialità, sostenere l'occupazione e rafforzarne il valore industriale, affinché possa essere consegnata al futuro investitore nelle migliori condizioni. Confartigianato sostiene il percorso di decarbonizzazione. Ma se oggi il limite è la disponibilità di acciaio prodotta da un solo altoforno, perché non ricorrere al mercato dei semilavorati per mantenere operative le lavorazioni di trasformazione che generano valore, occupazione e indotto? Le organizzazioni sindacali hanno avanzato proposte in questa direzione. Il ricorso ai semilavorati è una pratica industriale ordinaria, quando tecnicamente ed economicamente sostenibile. Per questo tali proposte meritano una risposta tecnica, motivata e pubblica. Le lavorazioni a valle dell'area a caldo, nelle quali l'acciaio liquido viene trasformato in coils, lamiere, tubi e altri prodotti laminati a freddo, generano il maggiore valore aggiunto e la maggiore marginalità, consolidano la presenza sul mercato e alimentano lavoro, indotto e trasporti. Anche il solo pareggio economico renderebbe queste produzioni una scelta razionale. Ogni euro di margine in più significherebbe meno cassa integrazione, più stipendi pieni, più lavoro per autotrasportatori, manutentori e imprese dell'indotto, oltre a una migliore tutela del patrimonio industriale. Riattivare queste lavorazioni significherebbe rimettere in moto autotrasporto, manutenzioni, servizi e piccole imprese che da decenni accompagnano lo sviluppo del polo siderurgico, generando occupazione e ricchezza. A questo punto le domande non sono più soltanto tecniche. Qual è il disegno industriale che guida queste scelte? Quali ragioni impediscono di valorizzare gli impianti di trasformazione? Quale beneficio industriale produce mantenerli inattivi? Industria, mercati e clienti non aspettano. Ogni mese di inattività aumenta il rischio di perdere competitività, quote di mercato, competenze e capacità produttiva. Evitare questo depauperamento del patrimonio industriale è uno degli obiettivi fondamentali della gestione commissariale. Ogni euro investito dallo Stato dovrebbe tradursi in maggiore produzione, meno cassa integrazione, tutela delle competenze e crescita del valore dell'impresa. La migliore garanzia per il futuro dello stabilimento è mantenerne la capacità di competere sui mercati, con impianti, competenze e relazioni commerciali attive. Non è in gioco soltanto il futuro dello stabilimento di Taranto, ma quello di uno dei principali poli siderurgic europei e di una risorsa strategica per l'industria nazionale. Per questo lavoratori, imprese dell'indotto, cittadini e l'intero Paese hanno il diritto di conoscere la strategia industriale, gli obiettivi e ragioni delle scelte compiute. Confartigianato non intende sostituirsi ai commissari nelle scelte gestionali. Chiede però trasparenza e propone un confronto pubblico e tecnico sulle produzioni ferme e sulle iniziative necessarie a utilizzare pienamente le potenzialità del polo siderurgico. Una fabbrica non si rilancia lasciando inattiva la parte della filiera che produce più valore. Quando un'impresa strategica opera anche grazie al sostegno pubblico, la strategia industriale non riguarda soltanto chi la amministra, ma lavoratori, imprese, cittadini e l'intero Paese. La trasparenza non è una concessione. È il presupposto di ogni credibile politica industriale. Perché il modo migliore per tutelare un patrimonio industriale non è custodirlo, ma mantenerlo vivo, competitivo e capace di creare valore.

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