CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Un segnale che non va ignorato.
Le scritte anarchiche comparse nei giorni scorsi sulla facciata del Tribunale per i Minorenni non sono un episodio isolato. Ci sono altri graffiti dello stesso colore e con messaggi affini, segno che qualcuno ha deciso di trasformare un luogo simbolico della giustizia minorile in un palcoscenico per rivendicazioni ideologiche. Colpisce soprattutto un dato: non risultano ancora rimosse. Un dettaglio che, più che tecnico, diventa simbolico. Perché quando un edificio istituzionale resta imbrattato per giorni, il messaggio lanciato da chi ha agito non solo rimane visibile, ma sembra quasi trovare spazio per sedimentarsi nel tessuto urbano. Questa mattina, alcuni turisti di passaggio si sono fermati a leggerle. Non è un bel biglietto da visita.
Le altre frasi, tracciate con la stessa vernice rossa, insistono su temi cari all’area anarchica e libertaria, dalla critica alle istituzioni alla contestazione dei modelli educativi. Non è tanto il contenuto a sorprendere, quanto la scelta del bersaglio: un tribunale che si occupa di minori, un luogo che dovrebbe rappresentare tutela, protezione, responsabilità. In attesa che le indagini chiariscano chi ci sia dietro questi gesti, resta una sensazione diffusa di rammarico. Perché al di là delle posizioni politiche, vedere un presidio dello Stato ridotto a bacheca di slogan è il segno di una frattura che continua ad allargarsi: quella tra chi contesta e chi dovrebbe garantire ordine, tra chi rivendica e chi amministra, tra chi protesta e chi, ogni giorno, lavora in quelle stanze per affrontare storie difficili. Non è un dramma, ma non è nemmeno un dettaglio. È un segnale. E ignorarlo sarebbe un errore.