CRONACHE TARANTINE
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Questa mattina, 14 luglio, in via Dante a Taranto, è comparso un grande manifesto rosso che non lascia spazio all’indifferenza.
Al centro campeggia una frase che colpisce per la sua forza evocativa: “Definisci una macchia nera sulla coscienza dell’umanità.” Non è un’immagine, non è una metafora. È un marchio. È ciò che resta quando tutto il resto è stato consumato.
Il cartellone è collocato davanti all’Istituto Cabrini, dove era in corso un incontro promosso da diverse realtà cittadine. Nella parte inferiore scorrono i nomi delle associazioni che hanno partecipato: APS Genitori Taranto, Coordinamento Ditta Lido Azzurro, Comitato Quartiere Tamburi, DES Education, Liberi e Pensanti, insieme ad altre sigle del territorio che hanno scelto di esserci, di esporsi, di prendere posizione.
La denuncia è chiara: il disastro non è un concetto astratto, è una vita quotidiana. L’impatto non è un grafico, è un quartiere che respira fatica. Il danno non è una statistica, è una comunità che da anni porta sulle spalle il peso di una storia industriale che continua a segnare corpi e paesaggi.
La scelta del rosso, intensa e quasi vibrante, vuole richiamare l’urgenza di un tema che riguarda la salute, l’ambiente, il futuro. È il simbolo di un coro di voci diverse, unite dalla stessa consapevolezza: quella “macchia nera” non è simbolica, ma reale. E Taranto, ancora una volta, ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.