CRONACHE TARANTINE
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Il Dr. Alberto Pratesi, già Project Management & Consulting, fu manager di Arcelor e presidente dell’Associazione Italiana Coil Coating, spiega la sua posizione su Joint-Venture.
“La riflessione pubblicata nell’articolo richiamato coglie solo in parte il senso della mia posizione. È vero che considero la Joint-Venture tra Jindal, Metinvest, Danieli e un soggetto pubblico una soluzione intelligente, ma è altrettanto vero che non la ritengo più percorribile allo stato attuale. Questo punto, decisivo, è stato omesso.
La proposta avrebbe avuto logica prima dell’esplosione del debito di Acciaierie d’Italia. Oggi, con una massa debitoria che ha superato i 10 miliardi – frutto dei ripetuti prestiti necessari a garantire la continuità produttiva – immaginare di coinvolgere Metinvest e Danieli in una società mista significherebbe chiedere loro di assumersi una quota rilevante di quel debito. È realistico pensare che accetterebbero? La risposta appare evidente.
È proprio questa crescita incontrollata dell’esposizione finanziaria ad aver reso, a mio avviso, inevitabile la ricerca di un accordo in extremis con Jindal per evitare il fallimento. Il problema andava affrontato alla radice, non eluso. Se si fosse intervenuti prima, la Joint-Venture che ho descritto sarebbe stata una strada sensata, capace di mettere ordine nelle diverse proposte industriali e garantire una governance equilibrata.
La memoria aiuta anche a rispondere alle domande: «il binomio pubblico‑privato è davvero la strada capace di evitare nuovi fallimenti? Oppure servirà un modello più radicale?». La storia dell’Ilva pubblica, privatizzata perché divorava risorse dei contribuenti e generava un pregiudizio ambientale poi aggravato da chi è venuto dopo, suggerisce che la domanda corretta oggi sia un’altra: esiste un’alternativa concretamente percorribile all’ipotesi Jindal? A questa domanda, mi pare di aver già risposto”.