CRONACHE TARANTINE
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La controversia sulla sicurezza dell’area a caldo dell’ex Ilva ha registrato un passaggio decisivo: la Corte d’appello di Milano ha accolto in parte il reclamo dei Genitori Tarantini, riconoscendo la presenza di amianto e il superamento dei limiti delle polveri sottili come elementi sufficienti a imporre la sospensione delle attività.
La produzione potrà riprendere solo dopo la rimozione dei rischi indicati nell’ordinanza.
Il procedimento era stato avviato per ottenere l’inibitoria dell’esercizio degli impianti, alla luce dei possibili effetti sanitari collegati alle emissioni e alla presenza di amianto. I giudici hanno stabilito che l’amianto ancora presente deve essere completamente eliminato e che le polveri sottili devono rientrare entro livelli considerati sicuri, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate annue.
La Corte ha richiamato l’anzianità del sistema produttivo, rimasto sostanzialmente immutato per decenni, ritenendo che il deterioramento delle strutture contribuisca alla permanenza del rischio. Sul fronte delle polveri sottili, i giudici hanno rilevato un superamento costante dei limiti, indicando la necessità di modificare il modello produttivo, anche attraverso il passaggio all’idrogeno. La previsione della decarbonizzazione è stata interpretata come conferma dell’insostenibilità dell’attuale ciclo integrale.
Respinta invece la parte del reclamo relativa ai gas a effetto serra, mentre sono state accolte le contestazioni su amianto e polveri sottili, considerate autonome e decisive. Da questa valutazione deriva la conclusione dell’ordinanza: l’attività dell’area a caldo deve essere sospesa fino alla rimozione delle condizioni ritenute pericolose.