CRONACHE TARANTINE
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Al Mimit la riunione sull’ex Ilva si è aperta con un punto fermo: la fermata dell’area a caldo non è più una prospettiva, ma un processo già in corso.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha spiegato alle istituzioni pugliesi che il decreto della Corte d’Appello di Milano è pienamente operativo e che le prime operazioni di spegnimento degli altiforni sono state avviate.
Il provvedimento è stato inserito nella data room della gara, modificando radicalmente il quadro industriale. I soggetti interessati all’acquisizione devono ora confrontarsi con uno scenario che esclude la continuità produttiva degli impianti a caldo. In questo contesto, Jindal ha trasmesso una proposta aggiornata sull’intero stabilimento, attualmente al vaglio dei commissari.
Il vertice ha affrontato anche il tema della gestione futura delle aree e della riconversione. Urso ha parlato della necessità di costruire un piano straordinario per Taranto, coinvolgendo Regione, Comune e Provincia in un percorso unitario che definisca funzioni, investimenti e strumenti di sostegno per lavoratori e indotto.
Confindustria ha giudicato positivo il confronto, sostenendo che esistono le condizioni per valutare una cordata nazionale. Domani toccherà alle imprese dell’indotto, chiamate a misurarsi con una transizione che potrebbe avere ricadute pesanti sull’occupazione.
Sul fronte istituzionale, il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha riconosciuto la difficoltà del momento ma ha ribadito che è possibile costruire una risposta capace di mettere al riparo il territorio. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha chiesto indicazioni rapide e un quadro chiaro per affrontare la fase che si apre.
Molto più critico il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, che ha definito l’incontro “senza risposte e senza una prospettiva concreta”. Palmisano ha sollecitato tempi certi, un cronoprogramma definito e impegni vincolanti, chiedendo chiarezza sul Piano nazionale dell’acciaio e sul percorso di decarbonizzazione, temi sui quali non sono arrivate indicazioni.
Il tavolo resta aperto, ma la direzione è segnata: l’area a caldo si spegne e il futuro dell’ex Ilva dipenderà dalla capacità di costruire un nuovo modello industriale per Taranto.