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La situazione dell’ex Ilva è entrata in una fase decisiva, con piani che si ridimensionano, offerte che si sovrappongono e una transizione industriale tutta da ripensare.

Il quadro che emerge oggi è quello di uno stabilimento sospeso tra un progetto di decarbonizzazione ormai difficilmente applicabile e due proposte concorrenti che puntano a salvare almeno una parte della produzione.
Il piano consegnato dai commissari, completo di cronoprogramma e nuovi impianti, prevedeva una trasformazione profonda: due forni elettrici, un impianto di preridotto, una centrale a gas e una transizione graduale fino al 2030, con avvio delle attività nel 2027 e pieno regime tra il 2028 e il 2030. La fermata dell’area a caldo imposta dai giudici, però, ha reso quel progetto quasi teorico. Le offerte oggi in campo – sia quella di Jindal sia quella degli acciaieri italiani – si muovono infatti su soluzioni più ridotte, con un solo forno e un perimetro produttivo limitato. Anche le istituzioni locali hanno contestato la mancanza di un confronto preliminare, mentre il piano certifica sì un taglio netto agli inquinanti, ma anche un fabbisogno energetico molto più elevato.
Sul fronte delle offerte, Jindal ha comunicato ai commissari di voler chiudere rapidamente l’accordo, sostenendo che ogni giorno perso indebolisce lo stabilimento, peggiora le condizioni degli impianti e rischia di allontanare mercato e clienti. Parallelamente, gli acciaieri italiani hanno deciso di muoversi per rilevare l’area a freddo: la cordata, dopo il via libera in Federacciai, presenterà a breve una manifestazione di interesse limitata agli impianti non coinvolti dallo stop giudiziario. L’obiettivo è verificare se esistono le condizioni per un intervento industriale, con il Governo pronto a valutare la proposta. Gli operatori italiani si dicono anche disponibili a fornire le bramme necessarie per mantenere attiva la parte funzionante dello stabilimento.
Con l’ingresso della cordata nazionale e la pressione crescente di Jindal, il dossier entra ora in una fase di confronto diretto tra due offerte: una più ampia, che include anche l’area a caldo, e una più circoscritta, focalizzata sulla parte a freddo. Sarà la data room a chiarire la praticabilità delle soluzioni e a guidare la valutazione dei commissari, mentre lo stabilimento resta in bilico tra un futuro ridimensionato e un rilancio ancora tutto da definire.

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