CRONACHE TARANTINE
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A parlare è Nicola Convertino, presidente dell’Aigi, che invita Governo e istituzioni a uscire dall’ambiguità e a scegliere finalmente una direzione chiara per Taranto. La vicenda dell’ex Ilva, tra sentenze, cordate e piani di decarbonizzazione, resta sospesa in un limbo che rischia di trasformarsi nell’ennesima emergenza nazionale.
La sentenza e il nodo irrisolto: cosa vogliamo salvare?
Convertino osserva che la decisione della Corte d’Appello di Milano, che impone lo spegnimento dell’area a caldo entro novanta giorni, si basa sullo scenario AIA da sei milioni di tonnellate annue, mentre la produzione reale è oggi sotto i due milioni. «Non si può giudicare la fabbrica per ciò che potrebbe produrre, ma per ciò che produce davvero», avverte, chiedendo che ogni valutazione sia fondata su dati misurati e non su ipotesi teoriche.
La cordata italiana: orgoglio sì, ma chiarezza prima
“L’arrivo della cordata italiana — Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame, Lucchini — è un segnale forte. Ma il perimetro dell’operazione resta incerto. Convertino ricorda che l’interesse riguarda «tutto ciò che viene a valle delle bramme», non gli altiforni né le acciaierie con colata continua. Da qui le domande inevase: quali linee di Taranto verrebbero incluse? Chi fornirebbe le bramme? A quali prezzi? E chi resterebbe proprietario dell’area a caldo?”
Il problema dei tempi: il 28 ottobre è domani
“Il Governo vuole mantenere attiva la laminazione anche dopo lo spegnimento dell’area a caldo. Ma spegnere gli altoforni significa interrompere la produzione delle bramme e alterare l’equilibrio energetico dello stabilimento. «Una strategia industriale non può consistere nello spegnere prima gli impianti e chiedersi dopo come alimentare quelli rimasti accesi», ammonisce Convertino.
Servono contratti di approvvigionamento, logistica, energia, portualità, risorse finanziarie: non dettagli da sistemare nelle ultime settimane”.
Jindal rilancia: vuole ciò che gli italiani non vogliono
“Mentre la cordata italiana guarda solo al “freddo”, Jindal Steel International fa l’opposto: il 31 luglio ha confermato ai commissari di voler acquisire l’intero perimetro, caldo e freddo, assumendo anche il rischio dell’area a caldo e proponendo un forno elettrico a Taranto. Nella fase transitoria offre fino a quattro milioni di tonnellate di bramme dall’India per alimentare Taranto, Genova e Novi Ligure. Il Mimit ha confermato che Jindal resta in gara”.
La domanda finale
Convertino sintetizza così il punto politico: «Lo Stato deve scegliere una direzione, assumersene la responsabilità e perseguirla nell’interesse industriale e ambientale del Paese».
Perché la transizione ecologica non può diventare una rinuncia alla produzione. E perché la politica industriale di una nazione non può essere scritta dalle circostanze, dalle emergenze o dalle sentenze.