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La nota diffusa da Confapi Taranto arriva dopo una riunione d’urgenza del consiglio dell’associazione, convocata per fare il punto su una vertenza che continua a generare più domande che certezze.

Confapi denuncia l’assenza di informazioni ufficiali sul Tavolo di crisi annunciato dal ministro Urso, che avrebbe dovuto coinvolgere Governo, Regione, Comune e Provincia per affrontare l’emergenza ex Ilva. L’associazione prende atto del ricorso in Cassazione presentato dall’azienda in amministrazione straordinaria contro la decisione della Corte d’Appello di Milano, ma sottolinea che il resto del quadro resta nebuloso. Si parla di potenziali investitori, anche italiani, ma non esiste un progetto chiaro sul futuro dello stabilimento né sulla gestione dell’area a freddo, che comporterebbe costi elevatissimi per l’importazione delle bramme. Confapi chiede risposte sulle bonifiche: chi dovrà eseguirle, con quali fondi e quali garanzie dello Stato. Dubbi anche sulle aree che si dice siano “subito disponibili” per nuovi investimenti: l’associazione chiede se il Governo intenda nazionalizzarle e quali tutele siano previste per i creditori. Restano irrisolti i problemi delle aziende dell’indotto, ancora in attesa dei ristori della prima amministrazione straordinaria del 2015. Confapi sollecita chiarimenti sulla prosecuzione della procedura, che con la chiusura dell’area a caldo rischia di perdere la principale fonte di attivo e di sfociare nella liquidazione giudiziale. In questo scenario, le imprese sono allo stremo e chiedono certezze. Per Confapi, la vertenza riguarda il futuro di Taranto e dei suoi lavoratori: non si può parlare di rinascita se le aziende vengono lasciate senza tutela.

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