CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
In Italia ogni quattro anni diventiamo sessanta milioni di commissari tecnici. A Taranto, invece, il “Mondiale dell’Ilva” dura tutto l’anno: chiunque si sente autorizzato a dire come vada gestita la più complessa acciaieria del Paese.
Aigi, l’associazione degli imprenditori che da decenni lavorano dentro lo stabilimento, conosce impianti, cicli produttivi, costi energetici e problemi quotidiani. Eppure, l’esperienza sembra diventata quasi un intralcio.
Dalla causa civile alla strategia industriale
L’avvocato Maurizio Rizzo Striano ha assistito i ricorrenti che hanno ottenuto il decreto della Corte d’Appello di Milano sul fermo dell’area a caldo. È legittimo. Meno comprensibile è il salto dal diritto alla politica industriale: nelle sue dichiarazioni il confine tra valutazione giuridica e sentenza sul futuro siderurgico della città si assottiglia.
Parla di “scacco matto”, di partita chiusa, mentre tecnici, imprese, Governo e lavoratori cercano ancora soluzioni su produzione, decarbonizzazione e occupazione.
Quando le parole diventano un problema
Il punto più critico è il linguaggio.
Prima attacca il Governo – legittimo. Poi insinua “interessi di bottega” senza fatti. Infine introduce richiami alla guerra civile, alle direttive partigiane del 1944 (“fucilateli”), a odio, vendetta e dittatura.
Perché evocare fucilazioni del ’44 in un articolo sull’ex Ilva? In un contesto già esasperato, parole così alimentano tensione e delegittimazione.
L’intervento di Ladisa
A Ferragosto interviene anche Vito Ladisa, imprenditore della ristorazione collettiva e presidente del Taranto Calcio: “Ex Ilva va chiusa. Lo dico da chi il lavoro lo crea davvero”.
Ma la siderurgia a ciclo integrale non è un servizio mensa più grande. Chiudere un’area a caldo significa parlare di approvvigionamento nazionale dell’acciaio, energia, porti, automotive, meccanica, difesa, indotto.
Dire “chiudiamo e puntiamo su porto, turismo e blue economy” è facile. Trasformarlo in PIL, salari, occupazione e investimenti è un’altra cosa.
Il paradosso tarantino
Un avvocato decreta la fine della storia siderurgica.
Un imprenditore della ristorazione spiega quale modello industriale sarebbe superato.
E chi da decenni lavora dentro quella fabbrica – Aigi – dovrebbe ascoltare in silenzio.
A Taranto accade questo: più una questione è complessa, più sembrano avere certezze quelli che ne sanno meno.
Quando alle certezze improvvisate si aggiungono richiami a fucilazioni e guerra civile, non è più folklore: è un linguaggio che esaspera e rende opaco il confine del confronto democratico.
“La tolleranza arriverà ad un tale livello che alle persone intelligenti sarà vietato fare qualsiasi riflessione per non offendere gli imbecilli.”
Perché a Taranto, in questo momento delicato per il futuro di migliaia di famiglie, ne abbiamo già abbastanza di persone che parlano con assoluta certezza di cose che non conoscono e che non hanno mai fatto!