CRONACHE TARANTINE
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La Procura di Milano ha aperto un nuovo filone d’inchiesta relativo alla gestione dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia.
Secondo quanto riportato da Agenzia Ansa, La Stampa e La Gazzetta del Mezzogiorno, gli accertamenti – tuttora in fase iniziale – riguardano ipotesi di bancarotta fraudolenta e presunti comportamenti distrattivi contestati ad alcuni componenti del precedente management, tra cui l’ex presidente e amministratrice delegata Lucia Morselli.
Si tratta, è bene sottolinearlo, di ipotesi tutte da verificare, nell’ambito di un procedimento che muove i primi passi e nel quale vale pienamente la presunzione di innocenza.
L’indagine nasce da una relazione trasmessa a giugno dai commissari straordinari alla Procura di Milano. Il documento, secondo le ricostruzioni dei quotidiani, avrebbe segnalato una serie di operazioni ritenute anomale e potenzialmente dannose per la tenuta del gruppo siderurgico. Gli accertamenti sono stati delegati alla Guardia di Finanza, che sta ricostruendo i passaggi amministrativi e contabili oggetto della segnalazione.
La relazione dei commissari si inserisce nel contesto dell’azione di responsabilità civile avviata a gennaio davanti alla sezione specializzata Imprese del Tribunale di Milano. In quella sede, l’attuale struttura commissariale ha chiesto un risarcimento da 7 miliardi di euro ad ArcelorMittal, contestando presunti danni economici e gestionali. Anche in questo caso, si tratta di una procedura civile che dovrà essere valutata dai giudici competenti.
Secondo le ricostruzioni pubblicate oggi, gli inquirenti intendono verificare se alcune scelte gestionali avrebbero potuto indebolire la società, favorendo indirettamente la posizione della multinazionale franco‑indiana. Una ricostruzione che, allo stato, rappresenta soltanto una ipotesi investigativa e non un’affermazione di responsabilità.
Lucia Morselli, che ha guidato prima ArcelorMittal Italia e poi Acciaierie d’Italia, è entrata nella compagine societaria Invitalia come rappresentante operativa del Ministero dell’Economia. La sua posizione, come quella degli altri manager coinvolti, sarà oggetto di approfondimenti da parte della Procura, che dovrà valutare la fondatezza delle segnalazioni ricevute.
L’inchiesta milanese si colloca in un quadro complesso, segnato dalla transizione industriale del sito di Taranto e dalle procedure in corso per individuare il futuro assetto proprietario del gruppo. Le verifiche della magistratura, come sempre, mirano a fare chiarezza sui passaggi gestionali degli ultimi anni, senza anticipare conclusioni.
Al momento, non risultano provvedimenti cautelari né contestazioni definitive. L’evoluzione del fascicolo dipenderà dagli esiti degli accertamenti tecnici e documentali avviati dalla Guardia di Finanza.