CRONACHE TARANTINE
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Ex Ilva, è allarme occupazione: 2500 lavoratori dell'indotto a rischio licenziamento.
Il ministro Urso lancia l'allarme da Bari, l'opposizione attacca il governo. Sullo sfondo la scadenza del 28 ottobre per lo stop dell'area a caldo e la fragile cordata di 14 imprese interessate al rilancio.
A Taranto esplode l'emergenza lavoro. L'annuncio di licenziamenti da parte delle ditte dell'indotto ex Ilva è "un grande campanello d'allarme", ammette il ministro Adolfo Urso a margine della festa di FdI a Bari.
Parole che scatenano l'attacco del Pd: "Mentre Meloni festeggia, partono 2500 lettere di licenziamento", denuncia Elly Schlein, chiedendo al governo di affrontare le vertenze.
Il nodo è il 28 ottobre, data fissata dalla Corte d'Appello di Milano per il fermo dell'area a caldo. I commissari hanno presentato ricorso in Cassazione, ma in attesa della decisione il futuro resta appeso.
“Se l'area a caldo chiude, manca il lavoro per imprese e operai", spiega Urso, che ha convocato le parti a Palazzo Chigi.
Intanto resta in piedi la manifestazione d'interesse di 14 siderurgici italiani, tra cui il gruppo Marcegaglia. La stessa Emma Marcegaglia frena: "Dossier molto complesso, preoccupa il blocco della produzione e i possibili limiti europei alle importazioni".