CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Siamo ai titoli di coda. Il tempo scorre inesorabile.
Intanto il fronte tarantino si muove su più piani mentre la scadenza della fermata si avvicina.
E mentre Palazzo Chigi prepara tre tavoli separati con istituzioni, imprese e sindacati, resta invece sospesa la questione dei 2.500 licenziamenti dell’indotto, che Aigi non ha ancora ritirato.
Il Governo prova a capire se esistono margini per congelare le procedure, in attesa dell’udienza del 9 settembre a Milano, dove la Corte d’Appello deciderà sulla sospensiva chiesta da Ilva e Acciaierie d’Italia.
Intanto, sullo sfondo, si affollano i soggetti interessati al futuro del siderurgico: da Jindal a Flacks, fino alle manifestazioni di Federacciai e CE Industries.
Si ragiona anche su nuovi investimenti industriali nell’area di Taranto, con gruppi come Webuild, Renexia, Vestas e Pirelli che hanno già mostrato interesse.
La novità: cresce l’iniziativa degli imprenditori locali guidata da Vincenzo Cesareo, che punta a costruire una partecipazione territoriale per evitare che l’ex Ilva venga persa o gestita senza radicamento.
Intanto, diverse aziende hanno già dato disponibilità economica, convinte che solo un coinvolgimento diretto del territorio possa garantire una gestione sicura e ambientalmente sostenibile.
Le associazioni di categoria parlano apertamente di “bomba sociale”, temendo che la fermata dell’area a caldo possa travolgere l’intero sistema produttivo tarantino.
Cesareo ribadisce che la sua cordata non è un’operazione di business, ma un tentativo di salvare un asset strategico del Paese partendo dalla comunità locale.
Il ricordo di Tarnofin degli anni ’90 torna come monito: questa volta, dicono gli imprenditori, l’obiettivo non è competere con qualcuno, ma diventare interlocutori credibili.
Tutto resta appeso alle decisioni dei giudici e alle scelte del Governo, con il conto alla rovescia che corre verso fine ottobre.