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Foto di repertorio

Il nuovo intervento della Regione Puglia sulla vicenda ex Ilva — una mezza paginetta depositata in vista dell’udienza del 9 settembre davanti alla Corte d’Appello di Milano — ha lasciato l’associazione Genitori tarantini con l’amaro in bocca.

Un testo stringato, che si limita a rimettere ogni valutazione alla Corte senza opporsi con forza alla sospensione della sospensione cautelare.
Un cambio di passo evidente rispetto all’atto di intervento ad adiuvandum, dove la Regione aveva sposato integralmente le richieste degli undici ricorrenti. Ora, invece, la linea appare più simile a una ritirata: nessuna pressione sulla Corte, nessuna difesa serrata delle ragioni dei cittadini, nessun tentativo di influenzare una decisione che riguarda la salute e il futuro di Taranto.
Il riferimento alla decarbonizzazione, inserito nel documento regionale, viene giudicato fuori luogo: in questa fase la Corte può decidere solo se confermare o meno il proprio provvedimento del 27 luglio. Per i Genitori tarantini, la scelta di Decaro somiglia a una giravolta, se non a un atteggiamento “alla Ponzio Pilato”.

«Può anche lavarsi le mani — affermano — ma l’acqua non è pura, pensando alle decine di migliaia di cittadini e lavoratori stroncati o danneggiati dalle emissioni tossiche».
L’associazione chiede al presidente della Regione di tornare in campo con decisione: mandare i propri legali, come nella precedente udienza, per sostenere le ragioni della comunità tarantina. Perché, dicono, non basta rimettersi alla Corte: serve far sentire la voce di chi da anni vive accanto al “mostro”.

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