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“Taranto rischia il collasso dopo la festa”.

È l’avvertimento che Aigi affida oggi, 7 settembre, a una nota che prova a guardare oltre la superficie. Perché la crisi dell’ex Ilva non riguarda solo chi entra ogni giorno in stabilimento: dietro i dipendenti diretti, l’appalto e le aziende terze c’è un indotto invisibile, fatto di professionisti, officine, negozi, alberghi, ristorazione, servizi. Migliaia di lavoratori che non compaiono in nessuna statistica.
La città ha appena vissuto il suo momento migliore con i Giochi del Mediterraneo: 3.850 atleti da 26 Paesi, strutture piene, cantieri ovunque tra PNRR, BRT e opere dei Giochi. Ma era un picco. Dal 4 settembre la domanda eccezionale si è esaurita, mentre sullo sfondo incombe il 28 ottobre, data indicata dalla Corte d’Appello di Milano per la sospensione dell’area a caldo, salvo sviluppi.
I sindacati ricordano i numeri della platea direttamente esposta: circa 12mila persone tra Acciaierie d’Italia in AS, Ilva in AS e indotto. Ma il resto dell’economia vive degli stipendi dell’acciaieria: consulenti, medici, laboratori, ricambi, carburanti, banche, ingegneria, certificazioni. E poi supermercati, bar, ristoranti, abbigliamento, immobiliare. Quando il reddito si ferma, la catena si spezza: ordini, investimenti, consumi, occupazione.
Taranto è fragile: 38.700 imprese attive, quasi tutte micro. Per molte, perdere un grande cliente significa licenziare. Aigi stima nell’indotto di secondo livello circa 2.700 addetti e 150 milioni annui di servizi: non dati ufficiali, ma un ordine di grandezza che racconta l’impatto.
Gli investimenti pubblici hanno sostenuto la città: 300 milioni per i Giochi, 275 per le infrastrutture, oltre 800 milioni di PNRR tra Taranto e provincia. Ma cantieri ed eventi finiscono. Una base industriale garantisce domanda continuativa.
Il turismo cresce, ma non sostituisce l’acciaio. “Un ristorante non chiede da dove viene lo stipendio del cliente”, ricorda Aigi. Pensare che qualche settimana di festa possa rimpiazzare il peso dell’ex Ilva è un errore.
“Nessuno può dire che dal 29 ottobre scatteranno licenziamenti automatici: ci sono ammortizzatori, ricorsi, decisioni politiche. Ma fingere che la sospensione riguardi solo chi ha il cartellino è irresponsabile. Il problema arriverà prima negli studi, nelle officine, nei magazzini, nei trasporti. Poi nei negozi, nei locali, negli alberghi, nelle famiglie.
Quando i fantasmi diventano visibili, spesso è perché il danno è già accaduto”.

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