CRONACHE TARANTINE
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Taranto è davanti a una nuova emergenza economica e occupazionale.
La sentenza di Milano sull'area a caldo ha aperto una fase di grande incertezza che non riguarda più solo lo stabilimento e l'indotto, ma tutto il sistema economico: commercio, servizi, famiglie e consumi. Le procedure per oltre 2.500 lavoratori dell'indotto, poi sospese, sono un segnale da non ignorare.
I dati del commercio sono inclementi: tra il primo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026 il settore ha perso circa 1.000 imprese.
"Sono numeri che denotano una lunga sofferenza - dichiara il presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino, ieri a Palazzo Chigi con il vicepresidente nazionale Pasquale Russo - Chiediamo al Governo di intervenire subito perché la crisi industriale non diventi una crisi sociale di tutto il territorio, supportando la decarbonizzazione dell'Ilva e la transizione energetica. Serve un tavolo per il rilancio che individui investimenti, infrastrutture, strumenti fiscali, politiche del lavoro e nuove filiere. Obiettivo: la diversificazione economica".
Secondo un'indagine Confcommercio con l'Università di Bari, il 53% delle imprese è scettico sul futuro e il 70% vede nell'Ilva il principale limite allo sviluppo, considerata fragile e poco attrattiva.
"Porto, logistica, turismo, commercio, agroalimentare, blue economy, cantieristica, innovazione, bonifiche: le opportunità ci sono. I Giochi del Mediterraneo ci hanno mostrato una nuova Taranto. Ora quel lascito deve diventare lavoro stabile".
La richiesta: "Un tavolo permanente per Taranto e a Taranto, con Regione, Enti locali e parti sociali, con obiettivi, risorse e tempi verificabili. E indipendente dalle sorti dell'Ilva. Non possiamo aspettare di sapere cosa succederà all'Ilva per progettare il futuro di Taranto. Vogliamo essere parte della soluzione, ma il Governo deve fare della diversificazione una vera politica nazionale, non una compensazione".