CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
La chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, imposta dalla Corte d’Appello di Milano, continua a produrre scosse che attraversano l’intero territorio ionico.
La sentenza, attesa da tempo, ha aperto una fase nuova e drammatica: quella in cui la tutela della salute si scontra con la fragilità sociale di migliaia di famiglie. E mentre il Governo rivendica di “fare il possibile”, il fronte sindacale si compatta e chiede un intervento immediato, strutturale, pubblico.
Per la USB, la decisione dei giudici è “scontata”, frutto di quattordici anni di errori accumulati da governi diversi, incapaci di garantire sicurezza, bonifiche e un percorso credibile di decarbonizzazione. Francesco Rizzo e Sasha Colautti parlano senza giri di parole: “Non si scappa più. O lo Stato interviene, o sarà disastro sociale”. Tre le priorità: mettere in sicurezza tutte le platee dei lavoratori, avviare subito le bonifiche anche nell’area a freddo, e garantire un futuro produttivo con un piano industriale pubblico, capace di accompagnare la trasformazione degli impianti senza scaricarne i costi sulla città.
La CGIL Taranto, con il segretario generale Giovanni D’Arcangelo, punta il dito contro l’inadeguatezza del Governo e contro un percorso industriale definito “confuso e privo di visione”. Il sindacato denuncia anni di rinvii, manutenzioni insufficienti, scelte politiche contraddittorie e una gara internazionale per la cessione dello stabilimento trasformata in una “proroga infinita”. Ora, avverte la CGIL, la bomba sociale è pronta a esplodere: servono tutele immediate, blocco dei licenziamenti e protezione del reddito per tutti, a partire dagli appalti. “Questo territorio non può essere lasciato nel limbo. La crisi rischia di alimentare emarginazione e criminalità”.
La Fisascat Cisl Taranto Brindisi, con Mariella Vinci, richiama l’attenzione sui lavoratori invisibili: pulizie industriali, mense, logistica, servizi. Professioni che vivono delle commesse legate alla produzione e che, con la fermata degli impianti, rischiano di essere travolte da un effetto domino immediato. “Quale sarà la sorte di questi padri e madri di famiglia?”, chiede la segretaria, sollecitando un tavolo di crisi ministeriale che includa anche il terziario e l’indotto.
Il quadro che emerge è quello di una città sospesa tra una sentenza che tutela la salute e una crisi sociale che chiede risposte urgenti. Il fronte sindacale è chiaro: Taranto non può affrontare da sola la più grande emergenza industriale della Repubblica. Ora tocca allo Stato decidere se intervenire davvero.