CRONACHE TARANTINE
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La chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva ha generato una serie di reazioni che, dal livello nazionale a quello comunale, convergono su un punto: Taranto non può più vivere di emergenze, ma deve dotarsi di una visione chiara e condivisa.
L’onorevole Dario Iaia (FdI) richiama alla responsabilità: la salute dei cittadini è prioritaria, ma la complessità della crisi impone scelte serie e non slogan. «Le sentenze si rispettano, ma il futuro industriale non può essere lasciato ai tribunali. Serve una visione che tenga insieme ambiente, lavoro, investimenti e industria».
Il consigliere regionale Giampaolo Vietri (FdI) insiste sulla necessità di unità: «Non è il momento della propaganda. Il Governo ha aperto un tavolo permanente, ma tutti – Regione, enti locali, imprese, sindacati – devono remare nella stessa direzione. Taranto può cambiare solo se il territorio si presenta unito».
Dalla segreteria del Partito Liberal Democratico arriva una proposta operativa: “Serve un programma che punti a trasformare le bonifiche in una nuova filiera industriale, valorizzando competenze dell’indotto e costruendo tecnologie ambientali competitive. Taranto non deve portare a Roma solo un’emergenza, ma un progetto”, sottolinea il PLD.
Infine, il consigliere comunale Di Bello (PRI) allarga lo sguardo: «La chiusura dell’area a caldo è un punto di svolta. Taranto non può più dipendere da una sola industria: porto, turismo, cultura, ricerca, sport e nuove tecnologie devono diventare i pilastri di una città policentrica».
Un messaggio comune attraversa tutto il fronte politico: la transizione è complessa, ma può diventare l’occasione per costruire una Taranto nuova, fondata su salute, lavoro, innovazione e responsabilità condivisa.