CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Tra proteste, allarmi sociali e richieste di una regia nazionale, il territorio reclama scelte immediate.
Taranto vive ore decisive. La vertenza ex Ilva è entrata nella fase più tesa e ieri, 14 settembre, la città si è letteralmente fermata davanti alla prospettiva di nuovi licenziamenti nell’indotto. Lo abbiamo raccontato ampiamente, ma è necessario ribadire i punti essenziali di ciò che sta accadendo: migliaia di lavoratori sono scesi in strada chiedendo certezze, mentre il rinvio di 24 ore del vertice a Palazzo Chigi ha alimentato la frustrazione di un territorio allo stremo, logorato da anni di attese e promesse non mantenute.
Dal corteo partito dai cancelli della fabbrica fino al Municipio è arrivato un messaggio inequivocabile: la comunità non può più sostenere un’emergenza permanente. Le sigle metalmeccaniche parlano apertamente di una «bomba sociale» pronta a esplodere, con famiglie senza prospettive e redditi sempre più fragili. I sindacati chiedono il ritiro immediato delle procedure di licenziamento e un piano nazionale che garantisca occupazione, salario e una strategia industriale chiara per Taranto.
Tra le proposte avanzate figurano investimenti sulle filiere produttive, l’acquisto di semilavorati per mantenere attivi gli impianti e una clausola sociale che tuteli chi rischia l’espulsione dal lavoro. Sul fronte tecnico, la laminazione – già alimentata a metano – viene indicata come possibile ancora di continuità, purché sostenuta da interventi mirati e da una visione industriale che non lasci il territorio in balia degli eventi.
Parallelamente, il sindaco Piero Bitetti avverte che Taranto non può essere lasciata sola e chiede una regia nazionale che coinvolga più ministeri, non solo il Mimit. La chiusura dell’area a caldo appare ormai inevitabile e, per il primo cittadino, servono tempi certi e un percorso vincolante sulle alternative industriali: energie rinnovabili, logistica portuale, riqualificazione degli impianti e nuove opportunità produttive.
Anche il Movimento Cinque Stelle rilancia, sollecitando un accordo di programma che definisca risorse, responsabilità e investimenti per la riconversione economica e sociale del territorio. Nel documento si chiede di tutelare tutti i lavoratori, accelerare le bonifiche e favorire nuovi insediamenti industriali, oltre allo sblocco degli investimenti già previsti, compresi quelli del Pnrr.
Oggi i sindacati torneranno a Roma con una posizione chiara: senza risposte immediate, la mobilitazione non si fermerà. Taranto attende decisioni che non possono più essere rinviate.