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Fumata grigia al Ministero del Lavoro sulle tutele per i lavoratori ex Ilva.

I sindacati giudicano insufficiente il pacchetto del Governo per diretti, Ilva in AS e indotto e chiedono nel decreto esodi incentivati, anticipi pensionistici e riconoscimento del lavoro usurante.

Sul futuro dello stabilimento interviene il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, dopo il sopralluogo a Taranto della cordata italiana di acciaieri: "Impianto straordinario, unico in Europa, lo stop dell'area a caldo rischia di distruggerlo". La cordata chiede più tempo per l'offerta, in attesa delle decisioni dei giudici.
Dal confronto tecnico al Ministero del Lavoro emerge una forte preoccupazione condivisa da sindacati e imprese. Le misure illustrate dall'Esecutivo - cassa integrazione in deroga per l'indotto, integrazione salariale per i dipendenti diretti e incentivi alla ricollocazione - sono state ritenute ancora troppo deboli.
Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono garanzie più solide: un ammortizzatore che copra davvero tutti i lavoratori dell'appalto evitando licenziamenti, il riconoscimento dell'amianto, il lavoro siderurgico come usurante, il Tfr per Ilva in AS e strumenti per consentire a chi lo vuole di uscire con incentivi dopo 14 anni di crisi.
A Taranto i sindacati hanno chiesto anche un incontro urgente in fabbrica per chiarire l'aumento dei lavoratori in cassa integrazione nelle ultime ore e le criticità sulla sicurezza legate ai presidi di emergenza.
Anche le associazioni datoriali chiedono sostegno per l'indotto, tra ammortizzatori, pagamenti arretrati e tutela degli investimenti già fatti.
Sul piano industriale resta l'incognita giudiziaria. Il giudizio di Antonio Gozzi, il portavoce degli industriali italiani dell'acciaio interessati a rilevare lo stabilimento e che ha guidato la visita della cordata italiana a Taranto, è netto: nonostante gli anni difficili, lo stabilimento è stato mantenuto bene ed è un asset strategico nazionale.
Per questo, spiega Gozzi, fermare l'area a caldo significherebbe compromettere un patrimonio produttivo irripetibile. In attesa dei pronunciamenti della Corte d'Appello di Milano e della Cassazione sul destino degli impianti, gli acciaieri chiedono il rinvio del termine per presentare l'offerta: senza certezze sull'area a caldo è impossibile disegnare il perimetro del rilancio.

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