CRONACHE TARANTINE
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Il futuro dell'ex Ilva e sulle ricadute soprattutto occupazionali sul territorio resta al centro del dibattito.
Non soltanto fra i politici e le istituzioni a più livelli, ma anche negli interventi dei sindacati, che si susseguono a più riprese, e in quelli delle organizzazioni datoriali.
"Taranto deve conoscere adesso la verità sul proprio futuro occupazionale. Non quando saranno costruiti i nuovi impianti o migliaia di lavoratori dovranno cercare un’altra prospettiva": è l'invito accorato ma deciso che propone, con una lunga ed articolata nota ufficiale, Fabio Paolillo, il quale da tempo fa sentire la sua voce a difesa degli iscritti a Confartigianato Taranto ma non soltanto.
Il segretario generale parte da un presupposto: "Il Governo ha indicato la prosecuzione della siderurgia a Taranto attraverso la decarbonizzazione, i forni elettrici e l’impiego di DRI", per cui è giustificato chiedere che la città abbia il "diritto di discuterne e, se questa sarà la strada del Paese, di sapere cosa comporterà concretamente per il territorio: quanta produzione, quali impianti, quali lavorazioni, quale sarà il fabbisogno di gas della configurazione prevista, come si intende garantirne l’approvvigionamento e se, tra le soluzioni considerate, vi sia anche un rigassificatore a Taranto", quest'ultima una ipotesi che spesso viene tirata fuori nonostante l'avversione a più livelli su un ulteriore impianto a rischio rilevante. E soprattutto, evidenzia Paolillo, "quanti posti di lavoro potrà realmente garantire la nuova configurazione siderurgica", perchè "una siderurgia profondamente trasformata nelle tecnologie e negli impianti avrà un fabbisogno di lavoro inferiore rispetto all’attuale ciclo integrale". Questo è il dato da cui bisogna partire, secondo il segretario: "Ciò che ancora non conosciamo è la dimensione concreta della riduzione a Taranto. Ma gli scenari industriali, le tecnologie considerate e gli attuali livelli occupazionali indicano che sarà molto rilevante, con conseguenze sui dipendenti diretti, sull’appalto, sulle famiglie e sulle imprese". E quindi "non possiamo continuare ad affidarci al mantra della salvaguardia di produzione e occupazione senza dire quale produzione e quanta occupazione siano realisticamente compatibili".
Come Confartigianato, per comprendere le possibili conseguenze occupazionali di questa ipotesi, "abbiamo costruito una simulazione assumendo uno scenario di 4 milioni di tonnellate annue prodotte a Taranto con DRI, due forni elettrici, metallurgia secondaria e colata, considerando anche le lavorazioni a valle di Taranto e i flussi verso gli stabilimenti del Nord. Nello scenario considerato, la simulazione colloca l’occupazione diretta nell’ordine di 2.800-3.500 addetti, comprendendo produzione primaria, lavorazioni a caldo e a freddo, tubifici, manutenzione, logistica, utilities, ambiente, qualità e servizi. È una nostra stima costruita sullo scenario industriale descritto, non una previsione dell’organico futuro né un dato ufficiale".
Ad avvalorare la tesi, Confartigianato offre esempi: "I benchmark offrono indicazioni utili. Nel proprio Company Profile, Acciaieria Arvedi indica per Cremona, sito dotato di due forni elettrici, 1.800 occupati e 3,5 milioni di tonnellate di produzione totale, a fronte di una capacità di 4 milioni; il sito di Trieste impiega 350 persone e dispone di un complesso metallurgico a freddo con una capacità produttiva di 800 mila tonnellate annue. L’impianto DRI/HBI di Corpus Christi, in Texas, ha 2 milioni di tonnellate annue di capacità e oltre 270 occupati: riguarda la sola riduzione diretta, non l’intero ciclo siderurgico. Non sono realtà trasferibili automaticamente a Taranto, complesso molto più grande e articolato: servono a comprendere come cambia l’intensità occupazionale con tecnologie e configurazioni differenti".
C’è poi una variabile decisiva: non soltanto quanto acciaio produrre qui, ma quanto lavorarne: "L’eventuale apporto dall’esterno di bramme o HRC potrebbe aumentare l’utilizzo degli impianti a valle e sostenere occupazione aggiuntiva. Già il piano ArcelorMittal prevedeva fino a 4 milioni di tonnellate di bramme e HRC esterni per massimizzare le finiture. Non sappiamo quanto lavoro aggiuntivo ne deriverebbe. Proprio per questo anche tale effetto deve essere quantificato, anziché essere affidato a ipotesi. A novembre 2025, secondo i dati riferiti dai sindacati, l’organico effettivo dello stabilimento di Taranto era di 7.938 dipendenti. La differenza rispetto alla nostra simulazione non equivale automaticamente a futuri esuberi: interverranno pensionamenti, uscite, riorganizzazioni e scelte industriali. Ma la distanza tra i due ordini di grandezza impone una domanda: quanto lavoro dovremo costruire fuori dalla siderurgia?".
E poi c’è l’appalto, al quale non si attribuisce un numero futuro: "Non abbiamo elementi per farlo seriamente. Né possiamo presumere che l’attuale occupazione dell’indotto si trasferisca automaticamente nella nuova configurazione. In presenza di personale diretto da ricollocare, inoltre, alcune attività oggi affidate all’esterno potrebbero essere internalizzate, con ulteriori conseguenze sull’occupazione dell’indotto".
Perciò, Paolillo punta su una prima via: "La proposta del sindaco Piero Bitetti di un Patto nazionale per Taranto e la disponibilità al confronto espressa dal presidente provinciale di Fratelli d’Italia Dario Iaia indicano la possibilità di un terreno comune. Ma perché quel confronto produca risultati bisogna partire dalla realtà: numeri, tempi, risorse, responsabilità e dimensione effettiva del problema occupazionale. E la diversificazione non è il piano B dell'Ilva ma la strada per la rinascita economica della città".
Conclude il segretario: "Per questo chiediamo subito al Governo e alla struttura commissariale una valutazione degli ordini di grandezza occupazionali associati alle diverse ipotesi di configurazione industriale: volumi, impianti, turnazioni, occupazione diretta, attività internalizzabili e appalti. Non il numero definitivo, che dipenderà dal futuro acquirente, ma ciò che serve a Taranto per programmare da oggi il proprio futuro".