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La presenza crescente di studenti provenienti da Paesi e culture diverse rappresenta una risorsa per il sistema scolastico, ma l’integrazione passa anzitutto dalla conoscenza della lingua italiana.
È questo il nodo evidenziato dall’assessore alla Pubblica Istruzione Maria Lucia Simeone, che richiama l’attenzione sulla carenza di mediatori linguistici negli istituti scolastici e sulla necessità di interventi strutturati per favorire l’inclusione.
Le difficoltà linguistiche continuano a rappresentare uno dei principali ostacoli all’inserimento scolastico degli studenti stranieri. Nei primi mesi di frequenza, molti ragazzi faticano a comprendere le lezioni, a partecipare pienamente alle attività didattiche e a instaurare rapporti con i compagni. Una situazione che, secondo l’assessore comunale alla Pubblica Istruzione, richiede risposte concrete e strumenti adeguati.
«Molte scuole avvertono con forza la mancanza di mediatori linguistici. È un’esigenza che ci viene rappresentata già dallo scorso anno e che oggi appare ancora più evidente. Non possiamo parlare concretamente di multiculturalità e di inclusione se non mettiamo a disposizione delle scuole strumenti adeguati per rispondere ai bisogni di una società che cambia continuamente», sottolinea Simeone.
Per l’assessore, la diversità culturale presente nelle aule costituisce un valore aggiunto per l’intera comunità scolastica, ma il percorso di integrazione non può prescindere dalla possibilità di comunicare efficacemente.
«La presenza nelle nostre classi di bambini e ragazzi con storie, lingue e culture differenti rappresenta una grande opportunità di crescita per tutti in quanto proprio dallo scambio culturale possiamo arricchirci. Ma il primo passo, ripeto, deve essere necessariamente la comprensione linguistica, senza la quale diventa difficile costruire un reale percorso educativo e di integrazione».
Attualmente molte scuole cercano di far fronte alle difficoltà grazie al supporto di associazioni e volontari, ma si tratta spesso di un aiuto limitato rispetto alle necessità. La varietà delle provenienze e delle lingue parlate dagli studenti rende infatti indispensabile il coinvolgimento di figure professionali specializzate nella mediazione tra scuola, alunni e famiglie.
«Mi sono già confrontata con il Dipartimento Welfare della Regione Puglia per comprendere quali misure possano essere messe in campo. La Regione sta lavorando anche all’individuazione delle risorse necessarie per rafforzare la presenza dei mediatori linguistici negli istituti che manifestano maggiori necessità e sembra che a breve presenterà una delibera proprio su questo argomento. Speriamo bene».
L’assessore evidenzia inoltre che sono allo studio progetti sperimentali destinati ai capoluoghi di provincia, tra cui potrebbe essere coinvolta anche Taranto.
«Si sta inoltre lavorando su progetti pilota che potrebbero coinvolgere i capoluoghi di provincia, quindi anche Taranto. Saranno misure da sperimentare, verificare e, se necessario, rimodulare sulla base dell’esperienza concreta, ma l’aspetto fondamentale è riconoscere il problema e cominciare a costruire risposte strutturate».
Per Simeone il rafforzamento della mediazione linguistica rappresenta una condizione indispensabile per garantire pari opportunità educative e favorire una reale integrazione degli studenti.
«Se docente e studente non riescono a comprendersi diventa molto difficile realizzare un vero processo di inclusione. La scuola è il primo grande spazio di incontro tra culture diverse e dobbiamo metterla nelle condizioni di svolgere fino in fondo questa funzione. Investire nella mediazione linguistica significa investire nell’apprendimento, nelle relazioni e, soprattutto, nell’integrazione».