CRONACHE TARANTINE
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La decisione del Ministero dell'Ambiente sulla riduzione dei fondi per i porti di Taranto e Augusta (da 78,3 a 38,3 milioni di euro) sta sollevando diverse reazioni nel mondo politico-istituzionale e in quello sindacale. Secondo il Ministero, la riduzione sarà applicata equamente tra i due porti: Augusta riceverà 24,3 milioni invece dei 49,8 milioni previsti, mentre Taranto riceverà poco meno di 15 milioni invece dei 28,5 milioni originariamente stanziati.
Nel frattempo, però, il ministro Gilberto Pichetto Fratin, nel corso di una conferenza stampa a Roma presso Confindustria, si è formalmente impegnato a ripristinare integralmente i fondi destinati ai porti di Taranto e Augusta entro il 2027.
Questa promessa si basa su alcune considerazioni. Intanto, la connessione con i cronoprogrammi: Il ministro ha chiarito che la riduzione della spesa per l'anno corrente è stata rivista tenendo conto dello stato di avanzamento reale dei progetti. Le somme tagliate non saranno eliminate, ma piuttosto reintegrate nel 2027, parallelamente all'avanzare delle fasi operative dei cantieri, le quali richiederanno l'effettiva erogazione delle risorse in base ai cronoprogrammi aggiornati. Poi, nessun ostacolo alle opere: Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) garantisce che questo "ritardo" contabile non influirà sulla creazione degli hub navali per le piattaforme offshore. Le autorità portuali potranno continuare con le procedure di gara e progettazione già avviate.
In attesa di chiarire con un decreto lo stanziamento promesso per il 2027, le istituzioni locali e le associazioni di categoria del settore, come l'ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), cercano garanzie definitive per rassicurare gli investitori privati del settore.
DECARO: "INCOMPRENSIBILE, VOGLIAMO SPIEGAZIONI"
Ecco come la pensa Antonio Decaro: "Al terzo punto delle proposte della Regione Puglia inserite nel documento ‘Agenda per Taranto’ consegnate lo scorso 8 settembre al tavolo interistituzionale promosso dal Palazzo Chigi sulla questione Taranto avevamo inserito: 'Eolico off shore'. Si chiede che il Governo dia evidenza dei progetti già in valutazione e ne fissi il cronoprogramma. Fra questi va valorizzato l’hub nazionale per l’eolico offshore galleggiante nel porto di Taranto: il decreto interministeriale n. 167 del 4 luglio 2025, individua Taranto fra i porti hub prioritari per la filiera, e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ha già completato l’adeguamento tecnico funzionale del Piano regolatore portuale". Perciò, è l'invito del Presidente della regione Puglia, "si chiedono l’attivazione effettiva delle risorse infrastrutturali collegate e il collegamento esplicito tra quei cantieri e il bacino dei lavoratori dell’ex ILVA e dell’indotto, oltre alla messa a bando, con tempi certi, delle aree già disponibili dentro e fuori il perimetro dello stabilimento”. Decaro ritiene la scelta dell'esecutivo "incomprensibile che chiediamo quantomeno ci venga spiegata. Anche alla luce delle ultime dichiarazioni del Governo di voler assumere provvedimenti importanti per dare a Taranto e all’intera area jonica nuove possibilità di sviluppo, anche attraverso investimenti in settori strategici che possono davvero determinare una occasione di futuro”.
BITETTI: "SI PRECLUDE SVILUPPO A ECONOMIE ALTERNATIVE"
"Tra le leve di sviluppo che avevamo chiesto al Governo di attivare, per consentire al territorio di superare la crisi dell’ex Ilva, c’erano proprio il comparto delle energie alternative e il porto": a ricordarlo è il sindaco di Taranto, Piero Bitetti che sostiene come la riduzione dei fondi deprima "in un colpo solo entrambe quelle prospettive. Vogliamo sperare che l’esecutivo sappia trovare le risorse per ricostituire il fondo destinato a quel progetto, perché diversamente il segnale non sarebbe più solo di carattere finanziario, ma decisamente politico. Scegliere di ridurre quell’investimento, infatti, significa precludere al nostro territorio la possibilità di sviluppare economie alternative, di essere esempio pratico di come si governi la transizione ecologica e di dare risposte alla domanda di nuova occupazione. Se il futuro di Taranto è una priorità per Roma, lo dimostri con atti concreti".
DURA LA REAZIONE DELLA CGIL
Dura la reazione di Giovanni D’Arcangelo, segretario generale CGIL Taranto: "Hanno deciso di spezzare il fiato dei tarantini. Il Governo della propaganda deve arrendersi a se stesso, alla sua inconcludenza, alla verità di fronte ai finti trionfalismi della longevità costruita sul nulla. Oggi Taranto si sveglia con l’ennesimo definanziamento. Poi qualcuno si affannerà a raccontare che Taranto ci saranno altri progetti e tanti convegni da organizzare per raccontare qualcosa che non si concretizza mai. Mentre Taranto perde circa 14 milioni di euro destinati all’eolico off shore e non capiamo il perché di tutto questo. Sappiamo solo di essere ancora una volta sconcertati. Ma i soldi sottratti al Porto di Taranto e che dovevano finanziare un progetto produttivo che è anche lavoro indispensabile per i circa 300 ex TCT in IMA ormai da troppi anni, sono l’ennesima spalla che si gira di fronte a i problemi di una comunità che già sta affrontando da sola un vero e proprio calvario di sofferenze e privazioni. A pensare che solo qualche giorno fa avevamo scritto come sindacati, insieme a due parlamentari del territorio di maggioranza e opposizione, al Ministero dei Trasporti per chiedere quando tutto si sarebbe trasformato in opportunità di tirare il fiato. E’ evidente che il fiato lo vogliono spezzare e la responsabilità di questa asfissia è di un Governo drammaticamente irresponsabile".