CRONACHE TARANTINE
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Il dibattito sull’aeroporto di Grottaglie è tornato con forza al centro della scena politica e sociale.
Da una parte l’imminente avvio delle rotte cargo, dall’altra l’apertura della Regione Puglia all’ipotesi di attivare collegamenti passeggeri di linea, con una dozzina di voli settimanali verso Roma e Milano. Un tema che riaccende le aspettative di un territorio che da anni reclama il superamento dell’isolamento infrastrutturale e della condizione di perifericità che ne ha limitato sviluppo e competitività.
La prospettiva di vedere decollare voli passeggeri da Grottaglie rappresenta senza dubbio un obiettivo condivisibile. Una comunità come quella tarantina guarda con interesse a ogni opportunità capace di migliorare la mobilità di cittadini, lavoratori e imprese. Tuttavia, accanto alle legittime aspettative, è necessario interrogarsi sulla sostenibilità economica di un simile progetto.
Le compagnie aeree operano infatti secondo logiche di mercato molto rigorose e richiedono volumi consistenti di traffico per garantire la redditività delle rotte. In quest’ottica, la vicinanza degli aeroporti di Bari e Brindisi, già consolidati nel trasporto passeggeri, rappresenta un elemento che non può essere ignorato. Ciò non significa rinunciare a priori all’obiettivo, ma affrontarlo con realismo e con una programmazione attenta.
Esiste però un dato certo da cui partire. Nel Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035, il “Marcello Arlotta” di Taranto-Grottaglie è individuato come aeroporto di interesse nazionale con una chiara vocazione strategica: piattaforma logistica integrata e polo cargo. Una scelta che valorizza le peculiarità di uno scalo dotato di caratteristiche uniche nel Mezzogiorno, a partire dalla lunghezza della pista e dalla posizione geografica favorevole rispetto alle principali direttrici industriali e commerciali del Mediterraneo.
La domanda che oggi il territorio pone alle istituzioni è semplice: il Governo, la Regione e gli enti locali sono pronti ad assumersi la responsabilità di una scelta strategica sul futuro dello scalo?
In una provincia segnata dalla più grave crisi industriale d’Europa, Grottaglie può rappresentare molto più di un semplice aeroporto. Può diventare il principale hub logistico del Mezzogiorno, una piattaforma intermodale capace di integrare trasporto aereo, ferroviario, stradale e marittimo, mettendo in connessione il Sud Italia con i mercati europei e internazionali.
Per raggiungere questo traguardo servono investimenti concreti nelle infrastrutture di terra, nel potenziamento dei collegamenti ferroviari e viari e nella capacità di attrarre grandi operatori della logistica, dell’aerospazio e del trasporto merci. Fondamentale, in questa prospettiva, è la stretta integrazione con il Porto di Taranto. L’unione tra una grande infrastruttura portuale e uno scalo aeroportuale specializzato nel cargo potrebbe generare un corridoio logistico mare-cielo-terra unico nel Mediterraneo.
Una strategia di questo tipo non significherebbe soltanto incrementare il traffico delle merci. Vorrebbe dire creare occupazione qualificata e stabile, sostenere i processi di riconversione industriale del territorio e offrire nuove opportunità ai lavoratori coinvolti nelle crisi produttive che da anni interessano l’area tarantina.
È questa la sfida che Taranto attende: una visione di lungo periodo, capace di guardare oltre l’orizzonte delle singole rotte aeree e di trasformare Grottaglie in un motore di sviluppo per l’intero Mezzogiorno.
Costanzo Carrieri
Presidente ASI Taranto