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Un’impresa in difficoltà non può beneficiare delle agevolazioni per le aziende con alto consumo di energia elettrica o gas.
Così ha deciso la Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza riguardante Acciaierie d’Italia (ADI), la società in amministrazione straordinaria che gestisce l’ex Ilva di Taranto, confermando la posizione delle autorità italiane. Questo verdetto arriva in un momento di crisi intensa, con la prospettiva della chiusura degli impianti a fine ottobre e circa 20 mila posti di lavoro a rischio.
La questione ha avuto origine dal rifiuto dell’Italia di includere ADI nella lista delle imprese energivore e gasivore per il 2025. Di conseguenza, ADI non ha potuto accedere alle agevolazioni finanziarie previste per tali aziende. Tale diniego era basato sul riconoscimento della società come "impresa in difficoltà" secondo la normativa europea sugli aiuti di Stato, considerando anche il regime di amministrazione straordinaria e la condizione di insolvenza.
Il caso è stato portato davanti alla Corte europea dopo che il giudice amministrativo italiano, sollecitato da ricorsi contro il diniego, ha chiesto chiarimenti sulla compatibilità con il diritto dell’Unione dell’esclusione delle imprese in amministrazione straordinaria dagli aiuti destinati alle aziende ad alto consumo energetico.
La Corte ha confermato che questa esclusione è valida. I giudici europei hanno sottolineato che la Commissione ha deciso di limitare il proprio potere discrezionale nei suoi orientamenti sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione delle imprese in difficoltà. Modificare queste regole potrebbe violare i principi generali del diritto dell'Unione, come la parità di trattamento e la tutela del legittimo affidamento.
In Italia, la normativa sugli aiuti energetici ha seguito le linee guida europee sugli aiuti di Stato per clima, ambiente ed energia, che escludono le imprese considerate "in difficoltà". La sentenza chiarisce che un’impresa sottoposta ad amministrazione straordinaria può essere classificata come "impresa in difficoltà" in base alla procedura che implica l'accertamento dello stato di insolvenza. Tuttavia, sarà il giudice nazionale a dover verificare concretamente questa condizione per ADI.
Anche se le procedure concorsuali possono mirare a riportare un'impresa alla redditività, ciò non modifica la classificazione secondo le norme europee sugli aiuti di Stato. La Corte evidenzia inoltre che gli aiuti energetici non devono essere confusi con quelli al salvataggio, che hanno scopi diversi e sono soggetti a regole differenti. La sentenza quindi non risolve definitivamente la controversia nazionale: il giudice italiano dovrà applicare i principi della Corte per decidere.
Nel contesto più ampio di interventi pubblici a sostegno del polo siderurgico di Taranto, la Commissione europea ha recentemente autorizzato un prestito di salvataggio di 390 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia, ritenendolo proporzionato al deficit di liquidità previsto e limitato ai normali costi operativi, vista la crisi del settore siderurgico europeo e mondiale.
fonte eunews.it