CRONACHE TARANTINE
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AIGI interviene sul contenzioso giudiziario che riguarda l’ex Ilva di Taranto, sostenendo che la tutela della salute e dell’ambiente debba essere perseguita attraverso decisioni basate su evidenze tecniche, dati verificabili e valutazioni proporzionate.
Al centro della posizione dell’associazione ci sono le ricadute occupazionali e produttive di un eventuale stop dell’area a caldo, con conseguenze che potrebbero coinvolgere circa 20mila famiglie tra lavoratori diretti e imprese dell’indotto.
L’associazione richiama i recenti sviluppi giudiziari, ricordando che la Corte d’Appello di Milano ha già respinto una prima richiesta di sospensiva del provvedimento di fermata dell’area a caldo e che il 20 ottobre le Sezioni Unite della Cassazione saranno chiamate a esaminare il ricorso presentato dalle società interessate.
Secondo AIGI, nel periodo che separa la decisione definitiva dall’udienza in Cassazione dovrebbe essere valutata la possibilità di mantenere gli impianti in preriscaldo, senza attività produttiva, per garantirne la conservazione. Una soluzione che, se non accompagnata da un aggravamento del rischio sanitario, non dovrebbe essere equiparata alla prosecuzione della produzione.
L’associazione contesta quello che definisce un approccio eccessivamente rigido, ritenendo che la chiusura dell’area a caldo debba essere motivata da elementi tecnici chiari e verificabili. In particolare, evidenzia la necessità di disporre di dati aggiornati sulla dispersione di amianto, sulle emissioni di PM10 e PM2,5 e sui relativi rischi per la salute, distinguendo la semplice presenza di materiali contenenti amianto dall’effettiva esposizione.
AIGI sottolinea inoltre che una conferma del provvedimento potrebbe avere effetti significativi sull’intero sistema industriale italiano, introducendo incertezza sul rapporto tra autorizzazioni ambientali vigenti e successivi interventi dell’autorità giudiziaria. Per l’associazione, le imprese hanno bisogno di regole certe e di criteri tecnici espliciti per programmare investimenti e attività produttive.
Infine, AIGI ribadisce la necessità di conciliare tutela ambientale, sicurezza sanitaria e continuità industriale, chiedendo che ogni scelta sia supportata da motivazioni rigorose e non da valutazioni ideologiche. Dopo la pronuncia della Cassazione, l’associazione annuncia che solleciterà il Governo a definire un piano operativo chiaro per la gestione degli impianti, la salvaguardia dell’occupazione e il futuro delle aziende dell’indotto.