CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
La Corte d’Appello di Milano, sezione imprese, ha rigettato anche la seconda richiesta di sospendere il decreto sulla fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, richiesta avanzata dalle società Ilva e Acciaierie d’Italia, entrambe in amministrazione straordinaria.
Lo annunciano fonti legali dei cittadini di Tarabto costituitisi contro l’ex Ilva. A riferirlo è l'agenzia AGI.
La decisione è stata presentata oggi, in seguito all’udienza del 30 settembre. Le due società avevano chiesto nuovamente la sospensione del decreto di fermata emesso il 27 luglio dalla Corte d'Appello, ora vicino alla scadenza dei 90 giorni, poiché il 20 ottobre sarà la Corte di Cassazione a decidere. Davanti alla Suprema Corte ci sono i ricorsi straordinari presentati ad agosto da Ilva e Acciaierie d'Italia. La Corte d'Appello di Milano aveva già respinto una prima richiesta di sospensiva l'11 settembre (udienza del 9 settembre) e nei giorni scorsi la Procura Generale presso la Corte d'Appello aveva ribadito il suo rifiuto alla sospensiva in vista dell’udienza del 30 settembre, esprimendo un parere non vincolante per i giudici. Per la prossima udienza in Cassazione, si attende sempre entro oggi il parere del procuratore generale presso la Cassazione.
Tuttavia, indipendentemente dalle decisioni dei magistrati, l'ex Ilva a Taranto si avvicina alla chiusura temporanea, mantenendo solo i pochi impianti rimasti attivi al minimo poiché le materie prime (i minerali) sono ormai esaurite e non ne sono stati ordinati altri dopo il provvedimento del 27 luglio che disponeva la fermata entro il 26 ottobre. Gli impianti si fermano quindi per mancanza di materie prime e ordinare nuovamente richiede tempo e disponibilità di risorse economiche, dato che le materie arrivano dall’estero via nave a Taranto. La fermata degli impianti porterà l’azienda ad aumentare i numeri della cassa integrazione; attualmente l’autorizzazione del Ministero del Lavoro permette 4500 cassintegrati nel gruppo Acciaierie d'Italia, di cui 3800 a Taranto.
A prescindere dalle valutazioni svolte con il decreto 425/2026, che rimangono estranee all'attuale procedimento, la tutela del diritto alla salute viene ritenuta comunque prevalente, secondo l’interpretazione data a livello comunitario e dalle previsioni costituzionali italiane, afferma la Corte d’Appello di Milano, nella sezione imprese. Il provvedimento di 11 pagine ha respinto le istanze di Ilva e Acciaierie d’Italia.
I giudici della Corte d’Appello, presieduta da Giuseppe Ondei, citano l’articolo 41 della Costituzione, modificato dalla legge costituzionale n.1 del 2022, che prevede che l’iniziativa economica privata non deve arrecare danno alla salute o all’ambiente. La corte sottolinea che, nel contesto valutato, l’udienza fissata per il 20 ottobre prossimo davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione non rappresenta un "elemento sopravvenuto" e non influisce sul giudizio di bilanciamento già stabilito. Soltanto se un elemento nuovo incide sulla situazione sostanziale o processuale oggetto di una precedente decisione può essere considerato "sopravvenuto". L'udienza fissata non modifica la tutela sostanziale degli interessi coinvolti ed è semplicemente una conseguenza della presentazione dei ricorsi straordinari presso la Corte di Cassazione. I ricorsi, dunque, vengono dunque respinti.