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Il Consiglio di Fabbrica di Acciaierie d’Italia in AS, Ilva in AS e dell’appalto, insieme alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb, chiede la convocazione urgente di un Consiglio regionale straordinario e monotematico sulla vertenza ex Ilva.


Secondo i sindacati, la fase emergenziale coinvolge migliaia di lavoratori e rischia di avere pesanti ricadute sull’intero territorio ionico e pugliese.
In attesa della pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione del 20 ottobre, il preriscaldo degli impianti sta determinando un aumento della cassa integrazione e una crescente incertezza per i lavoratori dell’appalto.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi misure straordinarie per garantire continuità occupazionale e sicurezza ai lavoratori, oltre a un’accelerazione della transizione ecologica e della riconversione industriale.
La richiesta è di convocare un Consiglio regionale aperto anche alle istituzioni locali e ai parlamentari ionici, per costruire un percorso unitario a tutela del lavoro e del territorio.
DE PALMA (FIOM Cgil): "Rilanciare DRI Italia e stop ai licenziamenti nell'indotto"
"Per noi vuol dire che nel corso di questi anni, quello che bisognava fare, ovvero la decarbonizzazione e le bonifiche dell'amianto, non è stato fatto. Quindi ci sono responsabilità precise di chi ha gestito l'azienda, quando al posto di fare gli investimenti ha deciso di fare profitto". Lo ha detto il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, a margine del tavolo Electrolux commentando la decisione della Corte d'appello di Milano. "Pensiamo che ci sia bisogno di rilanciare la società DRI Italia, per fare la decarbonizzazione, garantire l'occupazione e nel frattempo, per mantenere le attività a freddo, comprare le bramme che sono necessarie per gli stabilimento di Novi Ligure, Taranto e Genova - ha aggiunto De Palma - I licenziamenti preannunciati dalle imprese dall'indotto e poi sospesi in attesa della Corte d'appello di Milano devono essere bloccati perchè non possono pagare le lavoratrici e i lavoratori scelte fatte da altri".
D'ALO' (FIM Cisl): "C'è forte preoccupazione, occorre intervento urgente"
"Forte preoccupazione" è il primo commento del segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D'Alò. "Questa decisione non cambia la sostanza della questione - dice D'Alò - perchè è fondamentale mantenere alta l'attenzione sul destino dello stabilimento e sulla tutela dei lavoratori coinvolti. Non è il rigetto della richiesta di sospensiva che cambia le carte in tavola della partita ex Ilva. L'area a caldo, infatti, dovrà comunque essere fermata, ma ora più che mai si apre uno scenario complesso che richiede risposte chiare e immediate da parte delle istituzioni. La prima fondamentale, è la conferma o meno da parte della Corte di Cassazione del 20 ottobre. Se la decisione verrà confermata, il governo doveà assumersi la responsabilità di garantire i tempi di un piano industriale che preveda la riconversione immediata dello stabilimento, tutelando i diritti dei lavoratori e il futuro di Taranto. In alternativa, se questa condizione dovesse cambiare, sarà responsabilità dei commissari di non reperire le risorse necessarie per mantenere in funzione gli impianti, anche con eventuali condizioni nuove e diverse". D'Alò chiede "un intervento politico e urgente. La politica locale e nazionale devono rispondere con tempestività alle promesse fatte negli anni, perchè il tempo delle parole sta finendo e le prospettive concrete sono ormai imprescindibili". E ancora: "La nostra richiesta è chiara: si facciano immediatamente passi avanti verso una soluzione sostenibile. Questa battaglia non si limiti a un episodio giudiziario, ma diventi l'occasione di reale cambiamento per tutto il territorio di Taranto". 
SPERTI (UILM Uil): "Ci devono convocare per discutere su strumenti straordinari del decreto"
"Conseguenze che già ci aspettavamo. Già durante l'ultimo incontro del tavolo ex Ilva a Palazzo Chigi il governo ci avrebbe dovuto riconvocare - spiega Davide Sperti, segretario generale UILM -, aspettavano la risposta della Corte d'appello sulla richiesta di sospensiva. Questa risposta cè, non ci sono altri alibi per nessuno: ci devono convocare, riprendere la discussione sugli strumenti straordinari previsti dal decreto per mettere in sicurezza i lavoratori diretti dell'Ilva e del sistema degli appalti".
UGL Metalmecannici e Chimici: "Urgente la convocazione di un tavolo"
"Prendiamo atto dei fatti giudiziari, anche se non li condividiamo sul piano industriale. Le sentenze vanno rispettate", dichiarano Alessandro Dipino ed Alessandro Calabrese, rispettivamente segretari territoriali di UGL Metalmeccanici e UGL Chimici.
"Ciò che appare estremamente confusa è la posizione ondivaga degli Enti Locali. Regione Puglia e Comune di Taranto sono stati fino ad oggi più controparte processuale che co-decisori, costituendosi a Milano a fianco dei ricorrenti per ottenere lo spegnimento, salvo poi essere oggi gli stessi che chiedono soluzioni per evitare una bomba sociale che travolgerebbe non solo 15.000 lavoratori e le loro famiglie tra diretti e indotto, ma l'intero sistema economico del territorio ionico -  proseguono -. Da anni chiediamo un impegno concreto, prioritario e coordinato di tutte le Istituzioni, non continui rimpalli di responsabilità".
Per questo le segreterie territoriali di UGL chiedono con la massima urgenza la convocazione di un Tavolo congiunto con tutti gli stakeholders istituzionali per discutere 5 punti: riconversione industriale; occupazione ed esuberi; salute e ambiente; indotto; stop licenziamenti.
USB: "Non c'è più spazio per rinvìi o tatticismi"
"Noi non abbiamo alcuna intenzione di contrapporre ancora una volta il diritto al lavoro al diritto alla salute. Abbiamo posto un'altra questione: l'Italia vuole continuare a essere un Paese produttore di acciaio? Se la risposta è sì, lo Stato deve assumersi fino in fondo la responsabilità di governare la trasformazione". A dichiararlo sono Francesco Rizzo e Sasha Colautti dell'USB.
"Questo significa intervento pubblico e controllo pubblico del gruppo, un piano industriale vero per la decarbonizzazione con investimenti, tecnologie, volumi produttivi e tempi definiti; e contemporaneamente una garanzia straordinaria per tutto il perimetro occupazionale, senza distinguere tra lavoratori di Acciaierie d'Italia, Ilva in Amministrazione Straordinaria e appalti - proseguono -. Nessun lavoratore può pagare il prezzo della transizione. Servono il blocco dei licenziamenti, la garanzia del reddito e della contribuzione durante tutto il percorso e l'impiego dei lavoratori nelle attività di sicurezza, manutenzione, bonifica, formazione e realizzazione dei nuovi impianti", senza dimenticare risorse agli incentivi all'esodo, il riconoscimento del lavoro usurante e le tutele per gli esposti all'amianto.
"Esiste poi un patrimonio enorme di competenze che non può essere disperso. Per questo chiediamo di utilizzare anche strumenti di Lavoro di Pubblica Utilità, sul modello di quanto già sperimentato a Genova, per impiegare i lavoratori nelle attività di bonifica, risanamento ambientale, manutenzione e riqualificazione delle aree industriali durante il percorso di trasformazione - aggiungono -. Dopo la decisione di oggi,  c'è ancora meno spazio per rinvii e tatticismi. Adesso il Governo deve dire quale siderurgia vuole per l'Italia, con quali risorse, con quale proprietà e con quali garanzie per i lavoratori".

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