CRONACHE TARANTINE
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"Leggo le dichiarazioni del sindaco Bitetti e, su un punto, sono d’accordo con lui: Taranto non può più perdere tempo e servono decisioni. Ma proprio per questo è necessario ristabilire la verità dei fatti. Il Governo Meloni non cerca alibi. Al contrario, ha ereditato una situazione industriale, occupazionale e ambientale disastrosa, frutto delle scelte e delle omissioni dei precedenti governi di centro sinistra e 5 Stelle, e ha avuto il coraggio di assumersi responsabilità che altri, prima di noi, hanno sistematicamente rinviato", le parole di Dario Iaia, parlamentare di Fratelli d'Italia.
"Siamo stati noi a mandare via ArcelorMittal, aprendo una nuova fase per il futuro dello stabilimento e del sistema siderurgico tarantino. E siamo stati noi a mettere sul tavolo proposte concrete per affrontare le grandi questioni della città. Siamo stati noi a finanziere i Giochi, mentre altri facevano video e selfie - prosegue Iaia -. Al sindaco Bitetti e alla sua amministrazione abbiamo formulato diverse proposte, come quella dell’approdo della nave gasiera fuori rada per procedere nella direzione della decarbonizzazione, in quanto senza energia rimangono tutte solo parole. Ogni nostra proposta è stata puntualmente respinta. Sostanzialmente, NO a tutto. Una posizione che considero il risultato anche della debolezza politica dell’Amministrazione comunale di centro sinistra, troppo spesso condizionata dalle posizioni minoritarie e da una politica dei “no” che, in alcuni settori della città, sembra ormai prevalere sulla necessità di assumere decisioni. Il Governo c’è e continuerà ad esserci. Con il Piano Taranto stiamo lavorando per costruire un futuro che tenga insieme occupazione, investimenti, sviluppo industriale, risanamento ambientale e tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori. Non accettiamo, quindi, lezioni da chi in questi anni non ha voluto o non è riuscito ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. La magistratura fa il suo lavoro e le sentenze si rispettano. La politica, invece, deve fare il proprio: decidere, assumersi responsabilità e indicare una prospettiva per Taranto. Noi continueremo a farlo, senza alibi e senza ideologie, nell’interesse della città e del suo futuro".
VIGGIANO (PD): "Chi governa deve assumersi la responsabilità"
"Il Governo non può continuare a cercare nei tribunali il tempo che ha sprecato in politica. La Corte d’Appello di Milano ha respinto la richiesta di sospendere il decreto che impone lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva. Anche davanti alla prospettiva dello spegnimento degli altiforni, la tutela della salute resta prevalente. È un passaggio che chi governa deve affrontare assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità. Aspettare la prossima udienza non è una politica industriale. E Taranto non può vivere appesa all’esito di un ricorso", il parere di Francesca Viggiano, parlamentare del Partito Democratico.
"Meloni e Urso dicano come intendono proteggere questa città e garantire il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Con quali risorse, quali interventi, quali tempi. Il reddito va tutelato subito, mentre si finanzia il risanamento degli impianti, impiegando anche i lavoratori in questo percorso e salvaguardando l’indotto - prosegue la Viggiano -. Chi teme di perdere lo stipendio e chi teme per la salute dei propri figli abita nella stessa città. Spesso nella stessa casa. Metterli gli uni contro gli altri significa chiedere ancora a Taranto di pagare il conto. Il Governo porti finalmente una soluzione all’altezza di questa crisi. Ogni rinvio ha un costo. E finora quel costo è stato lasciato sulle spalle dei tarantini".
ANGOLANO (M5S): "Il Governo dia risposte ai tarantini"
"La conferma da parte della Corte d’Appello di Milano del provvedimento con cui era stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’Ex Ilva entro fine ottobre, richiede decisioni immediate”. Lo dichiara la consigliera regionale del M5S Annagrazia Angolano.
“Il Governo deve fornire risposte ai tarantini - continua Angolano - e andare in direzione della riconversione economica e sociale per superare la monocultura dell’acciaio. Serve una strategia per garantire i lavoratori, anche attraverso percorsi di riqualificazione professionale. Noi rimaniamo a disposizione per ogni iniziativa che possa esser utile a tutela dei lavoratori e dell’ambiente. Come abbiamo ribadito più volte, il bene di Taranto va oltre qualsiasi appartenenza politica. I tarantini non possono continuare ad essere costretti a scegliere tra salute e lavoro, neanche più garantito, visto l'attuale numero di cassintegrati. La priorità è un vero piano di riconversione che possa partire immediatamente all'indomani della chiusura dell'area a caldo, iniziando dalle bonifiche e con tempi certi, risorse adeguate e soprattutto salvaguardando i livelli occupazionali. Altri Paesi, hanno saputo trasformare profonde crisi industriali in opportunità di sviluppo sostenibile ed è quella la via da seguire, investendo in innovazione, ricerca e tecnologie green. La sentenza deve diventare uno stimolo per accelerare un percorso di cambiamento che non è più rinviabile. Taranto ha già pagato un prezzo altissimo, ora è il momento delle scelte coraggiose”.