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La lettera aperta della CISL FP Taranto Brindisi, firmata dal segretario territoriale Umberto Renna e indirizzata ai dirigenti del Ministero della Difesa e della Marina Militare, inizia con un interrogativo provocatorio: se la Direzione dell'Arsenale Militare Marittimo di Taranto fosse un'entità privata, le figure chiave verrebbero sostituite in sei mesi?

Il sindacato critica una situazione "paradossale" e una gestione che sembra progettata per portare l'Arsenale al fallimento.
Nel documento si segnala un azzeramento dei vertici tale da mettere a rischio la continuità operativa della struttura: entro sei mesi si prospetta la totale sostituzione del Direttore (Ammiraglio), del Capo Reparto Manutenzione Navale (CV) e del Capo Reparto Servizi Tecnici (CV). Recentemente, anche il Vice Direttore e il Capo Reparto Amministrativo sono stati inseriti tra le figure chiave, essendo in carica da meno di novanta giorni.
Questo continuo cambiamento di ruoli si scontra con gravissime criticità che paralizzano l'Arsenale e che il sindacato ha dettagliatamente elencato. E cioè: totale assenza di un Piano Industriale,  mancando visione chiara e strategie future, a cominciare dall'assenza di un piano realistico per aggiornare i mezzi di sollevamento e trasporto. Inoltre, completamente bloccata la funzione di Stazione Appaltante: oltre alla mancanza di un Commissario militare, è assente un Funzionario amministrativo, nonostante i 300 posti messi a concorso nell'ultimo anno. Poi organico ridotto del 50%: le promesse di incrementare il personale non sono mai state rispettate e i concorsi restano incompiuti. Ancora, decadimento infrastrutturale senza precedenti: le risorse per la manutenzione sono totalmente inadeguate a garantire sicurezza e dignità, come dimostrato dal cedimento della Barca porta del Bacino Ferrati. Secondo l'esponente sindacale, il personale lavora in condizioni al limite dell'agibilità e della decenza umana. Infine, inequità nella distribuzione delle risorse: altri comandi ricevono maggiori fondi per straordinari, pur avendo meno di un terzo dei lavoratori rispetto all'Arsenale.
Secondo la CISL FP, dietro le parole di circostanza emerge un preciso disegno per smantellare uno dei più importanti stabilimenti industriali della cantieristica pubblica, vanificando l'ipotesi passata di integrare i lavoratori dell'ex Ilva per un rilancio occupazionale.
Le attuali scelte politiche, avverte il sindacato, non compromettono solo l'operatività ed efficienza della Flotta Navale italiana, ma minacciano anche il futuro economico, sociale e occupazionale di un'intera area già duramente colpita. La CISL FP richiede risposte immediate e azioni concrete per invertire una rotta considerata disastrosa.

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