CRONACHE TARANTINE
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Tra caro carburanti e futuro industriale.
Boccata d'ossigeno per famiglie e imprese dal possibile taglio delle accise sui carburanti e, sullo sfondo, il nodo più grande del futuro dell'ex Ilva. A Taranto il tema economico torna al centro del dibattito, tra costi di trasporto sempre più alti e incertezze occupazionali legate alla transizione industriale.
L'apertura della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a una riduzione delle accise viene guardata con attenzione nel Tarantino, provincia estesa dove migliaia di pendolari si spostano ogni giorno tra comuni, aree industriali e porto. «Il prezzo di benzina e gasolio incide in maniera rilevante sui bilanci familiari», è la riflessione diffusa, ma l'effetto potrebbe farsi sentire anche su autotrasporto, logistica e piccole e medie imprese già alle prese con rincari e rallentamento produttivo.
Un sollievo che, da solo, non basta a sciogliere il nodo principale per il territorio: il destino dell'area a caldo e dell'intero indotto. Su questo interviene l'imprenditore di Auto Transport Store, Giacinto Fallone.
«Le sentenze si rispettano e si accettano, ma oggi bisogna affrontare con realismo le conseguenze che produrranno sul piano economico e sociale», afferma Fallone. «Se l'area a caldo si fermerà definitivamente, sarà inevitabile una riduzione delle attività collegate e aumenterà il numero dei lavoratori coinvolti negli ammortizzatori sociali».
L'imprenditore richiama l'attesa di migliaia di lavoratori diretti e dell'indotto, i dubbi su bonifiche, costi e tempi di riconversione e le difficoltà del porto. «Si parla da anni di reindustrializzazione, ma i risultati sono ancora limitati e molti progetti restano sulla carta», sottolinea.
«Serve una visione chiara e una programmazione di lungo periodo. Non possiamo continuare a vivere di ricordi o di promesse. Taranto ha bisogno di investimenti, sviluppo e nuove opportunità di lavoro per evitare che un'intera generazione resti senza prospettive», conclude.