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Mentre cresce l'attesa per il pronunciamento della Corte di Cassazione sul destino dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, ecco che Acciaierie d'Italia - con una nota ufficiale - certifica ciò che sta accadendo negli stabilimenti del Paese, quindi le decisioni assunte come "logica conseguenza di un percorso determinato dai vincoli giudiziari".

Il tutto alla vigilia dello sciopero generale di lunedì 12 ottobre proclamato da tutte le sigle sindacali e che vedrà coinvolti tutti gli impianti ex Ilva in Italia. 
"La fermata temporanea degli impianti di Acciaierie d’Italia è la logica conseguenza di un percorso determinato dai vincoli giudiziari intervenuti a partire dal decreto del 27 luglio emesso dal Tribunale di Milano e dalla necessità di gestire la produzione nel rispetto delle scadenze imposte dalla Corte d’Appello di Milano", scrive l'azienda in un comunicato diffuso alla stampa.
"Fin dall’inizio, prendendo atto che le prescrizioni imposte dal Tribunale di Milano non erano realizzabili nei tempi concessi, l’azienda ha lavorato per garantire la continuità produttiva il più a lungo possibile, operando entro il limite dei 90 giorni indicato dalla Corte d’Appello. In questo quadro, sono stati presentati due ricorsi con l’obiettivo di individuare soluzioni che consentissero di proseguire l’attività. Anche la seconda richiesta, volta a mantenere i forni in riscaldo almeno fino alla pronuncia della Corte di Cassazione, è stata respinta lo scorso 5 ottobre", il commento.
"In assenza di ulteriori margini di intervento, l’Amministrazione Straordinaria ha dovuto assumere una decisione dolorosa, ma inevitabile, nel rispetto delle disposizioni ricevute e dei vincoli che regolano la gestione della procedura - prosegue -. A queste condizioni si aggiunge un elemento determinante sul piano operativo e finanziario. Gli ordini di materie prime necessari alla produzione, se non utilizzabili e trasformabili entro il 25 ottobre, termine ultimo dei 90 giorni, sarebbero rimasti in magazzino senza la possibilità di essere lavorati nei tempi previsti. In una procedura di amministrazione straordinaria, non è possibile impiegare risorse a carico dei creditori della stessa per sostenere l’acquisto e lo stoccaggio di materiali che non possono essere utilizzati nell’ambito della continuità produttiva consentita".
Per cui "la fermata temporanea non riguarda soltanto Taranto. Gli stabilimenti di Novi Ligure e Genova dipendono direttamente dalla produzione di Taranto per l’approvvigionamento di acciaio, non disponendo di un’area a caldo autonoma. La conseguente interruzione delle attività a monte comporterà necessariamente anche la fermata degli impianti a valle". E poi: "Rispetto alle ipotesi di acquisto di bramme e rotoli prospettate da alcuni amministratori pubblici, occorre considerare i tempi e le condizioni effettive del mercato. L’approvvigionamento di bramme non rappresenta una soluzione immediata: tra l’ordine e la consegna possono trascorrere diversi mesi, senza risolvere nell’immediato le criticità legate alla fermata degli impianti, non dimenticando che le bramme da reperire sul mercato internazionale devono rispondere alla qualità richiesta dai clienti di Adi in AS".
"Ogni possibile strada per scongiurare la fermata è stata percorsa, attraverso il ricorso agli strumenti giudiziari disponibili e nel tentativo di individuare soluzioni alternative che consentissero di proseguire l’attività produttiva. La fermata temporanea si è resa inevitabile soltanto dopo il mancato accoglimento delle richieste presentate e l’impossibilità di operare oltre i limiti imposti - conclude Acciaierie d'Italia -. Resta l’auspicio che, all’esito dell’udienza del 20 ottobre, la Corte di Cassazione possa adottare una decisione in grado di evitare la chiusura definitiva degli impianti. È necessario, pertanto, che il dibattito politico e istituzionale tenga conto dell’intero quadro giudiziario, industriale e finanziario nel quale l’Amministrazione Straordinaria è stata chiamata a operare".
"Lunedì non è un giorno qualsiasi". E' questo il messaggio - un tam tam sfruttando tutti i canali possibili - che sta circolando fra i lavoratori, diretti e indiretti dell'ex Ilva, a poche ore dallo sciopero proclamato nei giorni scorsi. 
L'appuntamento, come detto, è per lunedì mattina, alle 5, in cui "ognuno sarà davanti alla propria portineria di appartenenza, con tutte le sigle sindacali unite, senza divisioni". Alle 6.15 i lavoratori si sposteranno tutti insieme al parcheggio della Direzione, dove si terrà l’assemblea.
Quella di lunedì è "una partita fondamentale per il nostro futuro", aggiungono ancora sui social. "Per questo serve l’impegno concreto di tutti: Ilva in AS, Appalto e Acciaierie d’Italia. Dobbiamo presentarci uniti, compatti e soprattutto in tantissimi".
"In queste poche ore che ci restano, ognuno di noi deve attivarsi: telefonate, messaggi, passaparola e contatti diretti con i colleghi. Coinvolgiamo anche chi solitamente è assente, chi partecipa poco agli scioperi e chi finora è rimasto ai margini", l'appello, a cui si aggiunge "l’importanza di esserci e invitiamo ogni collega a fare la propria parte", "perchè più saremo, più sarà visibile la nostra unità e la forza dei lavoratori". 
Una mobilitazione, in definitiva, che dimostra ancora di più quanto la situazione sia precipitata. E, purtroppo, quanti anni si sono sprecati a rincorrere una soluzione all'intera vicenda.

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