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Una proposta alternativa alla cassa integrazione per evitare la dispersione di competenze professionali maturate in decenni di lavoro.
È quanto hanno avanzato i lavoratori dell’area a caldo dell’ex Ilva che, nel corso di un incontro tenutosi a Sava con il deputato Dario Iaia e il vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia Renato Perrini, hanno consegnato un’istanza formale indirizzata al Governo Meloni chiedendo percorsi di ricollocazione e tutela salariale.
“No all’assistenzialismo della cassa integrazione. Siamo pronti a mettere le nostre competenze al servizio dello Stato”. È il messaggio lanciato dai lavoratori dell’area a caldo dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, che venerdì sera hanno incontrato a Sava il deputato Dario Iaia alla presenza del vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia Renato Perrini.
L’incontro, richiesto direttamente dalle maestranze, nasce dalla volontà di portare le proprie istanze all’attenzione del Governo nazionale in una fase particolarmente delicata per il futuro dello stabilimento siderurgico. I lavoratori hanno rappresentato la forte preoccupazione per le recenti comunicazioni relative al ricorso alla cassa integrazione, che coinvolgerebbe numerosi dipendenti già a partire dai prossimi giorni.
Al termine del confronto, una delegazione composta da operai e impiegati tra i 45 e i 55 anni, con anzianità lavorativa compresa tra i 25 e i 30 anni nello stabilimento, ha consegnato una lettera-istanza destinata all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il deputato Iaia si è impegnato a trasmettere il documento ai vertici del Governo, mentre Perrini porterà le stesse richieste all’attenzione delle istituzioni regionali.
Secondo i lavoratori, il rischio di uno stop definitivo dell’area a caldo potrebbe avere conseguenze sociali ed economiche pesantissime per il territorio, coinvolgendo migliaia di famiglie e l’intero indotto locale. Per questo motivo chiedono misure straordinarie capaci di valorizzare il patrimonio professionale accumulato nel corso degli anni.
La proposta avanzata al Governo punta alla creazione di percorsi di ricollocazione protetta in attività di pubblica utilità e manutenzione del territorio, con l’impiego di tecnici, addetti alla sicurezza e operai specializzati presso enti locali delle province di Taranto, Brindisi e Bari. A questa richiesta i lavoratori affiancano la previsione di clausole sociali che garantiscano il loro coinvolgimento prioritario nei futuri progetti di bonifica e decarbonizzazione dell’area industriale.
«Non si tratta di una protesta né di uno scontro con alcuno – spiegano nella nota – ma della necessità di far sentire la nostra voce senza strumentalizzazioni. Chiediamo che le nostre competenze non vengano disperse e che ci venga data la possibilità di concludere il percorso lavorativo con dignità, continuando a essere una risorsa utile per la collettività».
L’iniziativa, precisano i promotori, nasce nel rispetto dell’operato del Governo, della magistratura e delle organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per affrontare una delle fasi più complesse della vertenza ex Ilva.