CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
A Taranto succedono cose meravigliose.
La mattina apri Facebook e leggi: “Dimissioni subito!". Con tanto di foto del sindaco.
“Del cambiamento promesso non c'è traccia", tuona l'opposizione. "Troppe promesse infrante, troppe vertenze aperte. È il momento di andare a casa".
Passano poche ore. Riapri Facebook. Stessa foto. Stesso sindaco. Messaggio completamente opposto: “Al tuo fianco!".
“Taranto ha bisogno di responsabilità, non di nuove crisi politiche", replica la maggioranza. "Noi scegliamo il lavoro, la continuità amministrativa e l'impegno quotidiano".
E il tarantino resta lì, immobile, con il caffè in mano. Scorre su, scorre giù, rilegge, aggiorna, controlla pure che non si sia bloccato il telefono.
Niente. È tutto vero.
Da una parte "Dimissioni subito". Dall'altra "Al tuo fianco".
E viene spontaneo pensare che, come si dice dalle nostre parti, sia arrivato il momento di fare pace con il cervello.
Perché intanto la città vive giornate surreali.
Caso ex Ilva. Per qualcuno l'area a caldo è già chiusa, sigillata, archiviata. Per altri la partita è ancora tutta aperta.
La verità è che in mezzo c'è un passaggio fondamentale: il giudizio della Cassazione. E fino a quel momento, festeggiare o disperarsi come se fosse tutto già scritto è come esultare al quindicesimo del primo tempo di un incontro di calcio.
Ma a Taranto siamo fatti così: prima festeggiamo, poi ci preoccupiamo, poi litighiamo. E alla fine ricominciamo da capo.
Lo stesso accade con gli impianti dei Giochi del Mediterraneo.
Per anni abbiamo ripetuto le stesse frasi: "Taranto è dimenticata", "Qui non si investe mai", "Non abbiamo impianti".
Poi arrivano i cantieri, le opere, piscine, palazzetti, infrastrutture. E soprattutto arriva il nuovo stadio. Anzi, lo "Iacovone Stadium". Un impianto ultramoderno. Bello. Funzionale. Fino a qualche anno fa considerato un sogno impossibile.
E qui, incredibilmente, perdiamo di nuovo la ragione.
Per anni lo abbiamo chiesto. Adesso che c'è, il problema è diventato come gestirlo. Tutti danno indicazioni tecniche. Tutti, lo vorrebbero…
Allora scriviamolo una volta per tutte, in italiano, in tarantino e a caratteri cubitali:
Lo Iacovone è di Taranto. È dei tarantini. Punto.
Poi, che ospiterà eventi, grandi partite, manifestazioni nazionali e internazionali, va benissimo. Ma resta prima di tutto patrimonio della città. Della città che lo ha aspettato per anni. Della città che lo ha sognato quando cadeva a pezzi. Della città che oggi può finalmente guardarlo con orgoglio.
Perché il vero talento dei tarantini, diciamolo con affetto, è un altro: riusciamo a trasformare qualsiasi cosa in una polemica. Una sentenza, un comunicato, una foto su Facebook. Persino una buona notizia.
Così, mentre sui social continua il duello tra "Dimissioni subito" e "Al tuo fianco", il tarantino normale guarda la scena e si fa una domanda molto più semplice: "Possiamo essere contenti almeno di qualcosa?".
La risposta dovrebbe essere sì.
Sulla politica si può discutere. Sull'Ilva ci si deve confrontare. Sulle amministrazioni si può essere favorevoli o contrari.
Ma almeno una certezza proviamo a tenercela stretta: lo Iacovone non si tocca. È di Taranto.
E prima di chiedere dimissioni, fedeltà assolute, chiusure definitive o trionfi anticipati, forse dovremmo fare tutti lo sforzo più difficile.
Fare pace col cervello.