CRONACHE TARANTINE
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La mobilitazione dei lavoratori dell'ex Ilva continua senza sosta, si è protratta anche durante la notte nonostante le avverse condizioni meteorologiche.
Dopo lo sciopero generale che ha bloccato ieri i principali siti produttivi del Paese, gli operai e i rappresentanti sindacali di Taranto hanno continuato lo sciopero anche oggi, dopo un'assemblea, e presidiato le vie d'accesso strategiche alla città, come la Statale 7 per Massafra e la Statale 106 verso Reggio Calabria, per cui si registrano molti disagi per il traffico veicolare. E oltretutto, sono stati bloccati - sin da ieri - i varchi dell'Eni, per cui potrebbero scarseggiare i rifornimenti ai distributori.
Con fuochi improvvisati per difendersi dal freddo e un’organizzazione in turni per garantire la presenza costante, i lavoratori hanno trasformato la protesta di 24 ore in uno stato di agitazione permanente. L'obiettivo resta chiaro: ottenere risposte concrete sul futuro del polo siderurgico e sollecitare il Governo a convocare un nuovo tavolo di confronto.
Tra l'altro, l'ultima novità è che anche per gli impiegati dello stabilimento è partita la procedura di cassa integrazione. Di fatto, ora il fronte dei lavoratori in mobilitazione è ancora più compatto.
L'attenzione si sposta comunque a Roma, dove nel pomeriggio il Consiglio dei Ministri discuterà il nuovo decreto legge riguardante l'ex Ilva. Il provvedimento dovrebbe prevedere misure specifiche a sostegno dei lavoratori, come la cassa integrazione in deroga per il personale delle aziende dell’indotto, il proseguimento dell'integrazione salariale per i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia e fondi destinati a nuovi investimenti industriali nell'area di Taranto. Tuttavia, i sindacati ritengono queste misure insufficienti rispetto alla gravità della crisi. Ribadiscono la richiesta di interventi straordinari, come il pensionamento anticipato, e di una solida strategia industriale pubblica che garantisca la sicurezza degli impianti e scongiuri l'interruzione del ciclo produttivo. Quest'ultimo, infatti, rimane in bilico anche in attesa dell'udienza della Corte di Cassazione fissata per il 20 ottobre.