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Una legge speciale per Taranto, tutele previdenziali per i lavoratori esposti ad amianto e sostanze nocive, un piano straordinario di bonifiche e un progetto concreto di riconversione occupazionale.

È la proposta lanciata dal sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, che chiede al Governo di assumersi finalmente la responsabilità di una scelta chiara sul futuro dell'ex Ilva, superando quella che definisce una lunga stagione di rinvii e provvedimenti tampone.

«Non si può governare una crisi rinviando continuamente le decisioni. Chiudere non significa abbandonare, ma avere il coraggio di bonificare, investire e costruire un futuro diverso per Taranto e per la sua provincia».
È la posizione espressa dal sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, che interviene sul futuro dell'ex Ilva denunciando l'assenza di una strategia definitiva dopo oltre un decennio di emergenza industriale, occupazionale e ambientale.
Secondo D’Alò, dal sequestro degli impianti del 2012 a oggi si sono susseguiti governi, decreti e annunci senza che venisse individuata una soluzione strutturale. Nel frattempo, sottolinea, lavoratori e cittadini continuano a vivere nell'incertezza, mentre il territorio resta sospeso tra il diritto al lavoro e quello alla salute.
Per il primo cittadino grottagliese, l'ultimo decreto rischia di rappresentare soltanto un ulteriore intervento temporaneo, caratterizzato da impianti a marcia ridotta, cassa integrazione e prospettive di nuovi esuberi. «È il solito copione. Si evita di decidere oggi, lasciando che siano i lavoratori, le loro famiglie e le comunità del territorio a sopportarne le conseguenze».
D'Alò sostiene che il modello industriale attuale sia ormai superato e che sia necessario avviare un percorso alternativo fondato su bonifiche, risanamento ambientale e sviluppo sostenibile. «Chiudere l'Ilva, se questa sarà la decisione, deve significare bonificare, risanare e ricostruire. Significa reperire le risorse necessarie, individuare le responsabilità, definire un cronoprogramma vincolante e restituire alla città la possibilità di immaginare un futuro diverso».
Tra le proposte avanzate dal sindaco vi è l'adozione di una legge speciale per Taranto, capace di affrontare con strumenti straordinari una crisi che definisce unica nel panorama nazionale. Il provvedimento dovrebbe prevedere risorse economiche dedicate, garanzie per i lavoratori e misure per accompagnare il territorio fuori dalla dipendenza economica dalla siderurgia.
Particolare attenzione viene riservata alla tutela dei lavoratori esposti negli anni ad amianto e ad altri agenti nocivi. D'Alò chiede una disciplina nazionale specifica che consenta percorsi di tutela rafforzata e, nei casi previsti dalla legge e supportati da adeguati accertamenti, anche forme di pensionamento anticipato.
Accanto alle tutele previdenziali, il sindaco propone un piano straordinario di ricollocazione e riqualificazione professionale finanziato dallo Stato. I lavoratori potrebbero essere impiegati in attività legate alla manutenzione del territorio, alla tutela ambientale, alla cura del patrimonio pubblico e soprattutto nei programmi di bonifica e risanamento dei siti contaminati.
«Le competenze maturate in anni di attività industriale non devono essere disperse. Possono diventare una risorsa preziosa per la nuova fase che Taranto deve affrontare, se accompagnate da formazione adeguata, organizzazione e investimenti».
Nel suo intervento D’Alò richiama infine Governo e Parlamento ad assumere una decisione definitiva sul futuro dell'ex Ilva. «Taranto non ha bisogno di un altro decreto che rinvii il futuro. Ha bisogno di una scelta politica chiara, di un progetto finanziato e di impegni verificabili. È tempo che lo Stato si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, non soltanto per decidere il destino di una fabbrica, ma per garantire un futuro a una comunità che ha già pagato un prezzo troppo alto».

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