CRONACHE TARANTINE
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La partita sulla costruzione di un rigassificatore a Taranto non è per niente finita. Nonostante l'opposizione delle associazioni ambientaliste e di parte della politica locale.
Ricordiamo che il progetto del rigassificatore a Taranto è stato presentato dalla società terminale di rigassificazione GNL Taranto s.r.l., con il sostegno del gruppo italo-francese/belga Belenergia. Si tratta di un terminale di rigassificazione GNL (Gas Naturale Liquefatto) on-shore/off-shore previsto nell'area portuale, alla testa del Molo Polisettoriale, progettato per una capacità nominale di circa 12 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale rigassificato.
La novità è che il Comitato Tecnico Regionale (C.T.R.) ha approvato il Nulla Osta di Fattibilità (N.O.F.), esprimendo così un parere favorevole sulla sicurezza dell'impianto proposto nell'area del Molo Polisettoriale. Il progetto, avviato a fine 2025, continua a suscitare dibattiti normativi e ambientali, legandosi alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. L'iter autorizzativo attraversa comunque una fase critica, come accennato, per le opposizioni territoriali e le scadenze ministeriali.
Intanto, la Valutazione di Impatto Ambientale è in corso. Le fasi più recenti parlano di richiesta di chiarimenti dal Ministero dell'Ambiente. A fine settembre scorso, il Ministero ha chiesto integrazioni e chiarimenti tecnici sullo Studio di Impatto Ambientale. La società deve adesso rispondere entro 30 giorni con nuovi elementi. Per cui attualmente si trova nella fase di istruttoria tecnica della Commissione CTVIA e le osservazioni pubbliche si sono concluse a luglio scorso, con quasi 180 contributi inviati da enti, associazioni e cittadini.
Le osservazioni evidenziano un'ampia contrarietà al progetto. A partire dal Comune di Taranto, che sottolinea criticità legate alla sicurezza e alla compatibilità ambientale, considerando il rigassificatore incompatibile con i piani urbani e la transizione verde. Tra le associazioni,invece, si sono sollevati problemi con l'hub dell'eolico, riconoscendo un'incompatibilità spaziale e rischi inerenti al rigassificatore vicino all'area destinata all'eolico offshore. Altre preoccupazioni vertono sulla vicinanza dell'impianto a zone residenziali (in particolare a Lido Azzurro), evidenziando distanze sottovalutate nei documenti ufficiali. E poi si teme che l'impianto possa danneggiare il mercato immobiliare e la vocazione turistica di Taranto.
Il Nulla Osta di Fattibilità, però, non rappresenta un'approvazione totalitaria ma impone vincoli operativi stringenti. Tra questi, la gestione del rischio industriale (in pratica, il rischio di incidente rilevante), per cui vanno rispettati certi limiti. Inoltre, le distanze di sicurezza, sia interne che esterne all'area portuale, perchè è fondamentale garantire il contenimento di eventuali rilasci termici o di nubi di gas. Poi le possibili interferenze con le attività portuali: il rispetto delle normative è strettamente connesso al coordinamento con la Capitaneria di Porto per gestire i circa 100 attracchi annuali di navi metaniere. Sono imposte rigide finestre operative per evitare conflitti con il traffico commerciale e industriale del Molo Polisettoriale. Non trascurabili i sistemi di monitoraggio e sicurezza attiva, poichè c'è l'obbligo di installare sistemi avanzati per il rilevamento precoce delle fughe di gas, come sensori laser e ottici, oltre a sistemi automatizzati di blocco dell’erogazione in caso di anomalie di pressione o temperatura durante lo scarico del liquido, con una capacità progettuale di 12.000 mc/h.
A fine settembre, il Ministero ha interrotto l'istruttoria tecnica, richiedendo alla società terminale di colmare determinate lacune documentali entro un mese. La società deve approfondire i modelli previsionali sul clima acustico notturno e verificare l’efficacia dei sistemi di insonorizzazione nei pressi dei ricettori sensibili. Occorrono chiarimenti sulla delimitazione precisa delle opere rispetto al Sito di Interesse Nazionale di Taranto, con dettagli su scavo e movimentazione dei sedimenti portuali per evitare il sollevamento di inquinanti storici. Poi la disponibilità delle aree: nonostante il MASE abbia dichiarato che la parziale mancata disponibilità iniziale delle aree non arresti la VIA, la società deve fornire dettagli sui piani espropriativi e la conformità urbanistica dell’infrastruttura.
Il cronoprogamma, attualmente, prevede che a fine ottobre 2026 scade il termine dei 30 giorni concessi alla società per rispondere ai chiarimenti tecnici notificati. A novembre 2026 è prevista la riapertura termini per il pubblico, e le integrazioni depositate verranno pubblicate sul Portale delle Valutazioni Ambientali del MASE, permettendo così a cittadini, associazioni e Comune di Taranto di presentare osservazioni entro 15 giorni sulle nuove integrazioni. Entro fine 2026-inizio 2027 il parere della Commissione CTVIA: chiusa la fase delle controdeduzioni, la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale del Ministero fornirà il proprio parere.
La fase successiva prevede l'intesa regionale. Se il parere del MASE è favorevole, il progetto passerà alla fase politica e territoriale più complessa richiedendo l'Intesa con la Regione Puglia e gli enti locali, che è facile immaginare difenderanno le proprie posizioni.