CRONACHE TARANTINE
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Meglio parlare di una tregua. Perchè lo sciopero indetto dai sindacati in corso da lunedì si esaurisce questa sera alle 23, mentre sono stati rimossi i blocchi stradali. Soprattutto, quelli ai varchi dell'Eni, per cui i rifornimenti di carburante dovrebbero normalizzarsi.
Perchè parlare di tregua? Perchè, come ha dichiarato il segretario generale della CGIL Taranto, Giovanni D'Arcangelo, l'allerta resta alta: se dal vertice del 27 ottobre a Palazzo Chigi non giungeranno risposte accettabili, i sindacati sono pronti a tornare in strada e quindi alzare nuovamente il livello di conflitto con il Governo, a cui chiedono, da tempo e lo ribadiscono ora, di partecipare massicciamente al percorso di recupero della fabbrica. Insomma, una sorta di nazionalizzazione in percentuale alta affinchè si garantiscano i livelli occupazionali e quindi le tutele ai lavoratori e la produzione.
Su questa tregua, chiamiamola così, pesa in ogni caso la sentenza della Corte di Cassazione, attesa per il 20 ottobre prossimo: fosse a favore di quella della Corte d'Appello di Milano, il 28 ottobre l'area a caldo dovrà risultare spenta, al netto delle attuali procedure che la tengono in vita proprio aspettando le decisioni dei giudici ermellini.
E perciò anche sul tavolo del confronto di Roma, convocato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, peserà molto la decisione della Cassazione, anche se il Governo proprio nei giorni scorsi ha dato l'ok a un decreto che non 'spegne' la fabbrica e la stessa Acciaierie d'Italia, sempre nei giorni scorsi, ha deciso in qualche modo di 'scommettere' sulla prosecuzione dell'attività, seppur attualmente parziale.
Al fianco dei sindacati, com'è noto, ci sono le istituzioni locali, dalla Regione Puglia alla Provincia e al Comune di Taranto, un patto siglato ieri mattina a Bari in cui si 'sposano' le richieste del Consiglio di fabbrica dello scorso 5 ottobre, e cioè misure straordinarie per garantire continuità occupazionale e sicurezza ai lavoratori, oltre a un’accelerazione della transizione ecologica e della riconversione industriale, quella decarbonizzazione spesso invocata ma mai veramente inseguita.
Dunque, la partita resta aperta, non c'è nulla di sicuro. Tanto da parte del Governo quanto sul fronte sindacale. In mezzo, ricordiamo ancora una volta, la sentenza della Corte di Cassazione: da lì in poi si capiranno, o almeno intuiranno, gli scenari futuri.