CRONACHE TARANTINE
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Venerdì 16 ottobre, alle 17:30, nella chiesa di San Francesco de Geronimo, ci sarà il saluto della comunità dopo 53 anni di servizio a Don Nino Borsci. Dagli oratori anti-droga alla Comunità Airone, fino alla missione in Albania.
Non c'è tema sociale che non abbia affrontato di petto, senza paura. Tossicodipendenza, malavita, usura, carcere, ragazze madri. Don Nino è stato tutto questo per i Tamburi: argine, padre, casa.
Ci sono presenze che diventano il quartiere stesso. Quella di don Gaetano Borsci, per tutti Don Nino, ai Tamburi è una di queste. E oggi, venerdì 16 ottobre alle 17:30, la parrocchia San Francesco De Geronimo, la prima nata in quel rione martoriato che raccontiamo ogni giorno, lo saluterà dopo 53 anni.
Un addio colmo di gratitudine. "Un esempio che ha saputo farsi casa, accoglienza e amore autentico per gli ultimi", scrivono i parrocchiani in una nota che è un abbraccio collettivo.
La sua storia ai Tamburi comincia nel settembre 1973 come giovane vicario di monsignor Cosimo Russo. Tredici anni fianco a fianco, poi il testimone il 1° marzo 1981. Da allora 45 anni di guida, 53 di vita condivisa, tenendo insieme generazioni.
Don Nino non è stato solo un prete. È stato un presidio sociale. Con la sua voce squillante e gli occhiali a goccia, la porta sempre aperta. Negli anni Ottanta, quando droga e malavita stritolavano il quartiere, la sua parrocchia pullulava di giovani: i campetti dell'oratorio come strategia per strappare i ragazzi alla strada, scout e Azione Cattolica affollatissimi, campi estivi che per molti erano l'unica alternativa possibile.
Quante storie in mezzo secolo. Mamme disperate che vedevano i figli distruggersi e hanno trovato in lui un appiglio, ragazzi ripresi per un capello prima che finissero nella morsa della mala, uomini costretti alle lacrime dall'usura e rimessi in piedi, mogli con il marito in galera, ragazze madri lasciate sole.
Al centro, una fede operosa, testarda, affidata alla Provvidenza. Non un alibi, ma un cantiere. "C'è la Provvidenza", rispondeva sorridendo a chi temeva per i costi delle opere parrocchiali. E la Provvidenza diventava mattoni. Lo stesso slancio lo porta missionario a Valona, in Albania, nel villaggio di Delisuf, dove fa costruire una scuola materna ed elementare per i più vulnerabili.
Con la stessa frase nasce, quasi quarant'anni fa, la Comunità Airone: "Se è opera di Dio, nascerà". Dall'ascolto di una madre, un percorso di riscatto per centinaia di persone segnate dalla tossicodipendenza. Una seconda famiglia per "tornare a volare".
Da direttore della Caritas diocesana allarga l'abbraccio a senza dimora, poveri, richiedenti protezione internazionale, con l'idea che l'inclusione vera passi dal lavoro e dall'autonomia. E apre un fronte delicatissimo contro l'usura, con la Fondazione Antiusura S. Nicola e SS. Medici di Bari.
Chi lo ha affiancato parla di un "allenamento dell'anima": cuore grande per non voltarsi dall'altra parte, schiena dritta per reggere i pesi, piedi veloci per correre da chi ha bisogno, occhi aperti per vedere l'invisibile.
In un quartiere che è il più in difficoltà della città, Don Nino è stato il riferimento di tutti. Non solo dei Tamburi. La sua eredità, oggi lo dicono chiaro i suoi parrocchiani, non si misura nei muri. Si misura nei volti.
Ma non crediamo sia finita qui. Pronti a scommettere (si fa per dire…).