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La nuova richiesta di ampliare la platea di lavoratori interessati alla cassa integrazione straordinaria da parte di Acciaierie d'Italia in AS (ulteriori 4.172 dipendenti a livello nazionale, in aggiunta agli attuali 4.450 autorizzati; a Taranto adesso complessivamente saranno poco meno di 7.000), naturalmente ha provocato la reazione dei sindacati.


Tra i primi Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, Valerio D'Alò, segretario nazionale della Fim Cisl con delega alla siderurgia, e il segretario nazionale della Uilm Uil Guglielmo Gambardella.
“Ieri in tarda serata abbiamo ricevuto la nuova istanza di cassa integrazione con numeri pressoché raddoppiati, dagli attuali 4.450 fino ad un massimo di 8.622 lavoratrici e lavoratori coinvolti - commenta Scarpa -. I lavoratori hanno lottato con scioperi e manifestazioni, nell’ultima settimana per garantirsi il lavoro, la continuità produttiva degli stabilimenti e le manutenzioni e per aprire una vera discussione sul proprio futuro e per un ex Ilva decarbonizzata. Questa cassa integrazione non tiene conto di quanto ottenuto dai lavoratori nell’ultima settimana nei numeri e nelle modalità". 
Poi Scarpa diventa più aspro: "È inaccettabile sia nel merito sia rispetto ai tempi visti i prossimi incontri e le scadenze. Il 20 ottobre abbiamo un incontro al Ministero del Lavoro per discutere le misure straordinarie per i lavoratori e chiedere modifiche al decreto del Consiglio dei Ministri del 14 ottobre scorso e per il 27 ottobre abbiamo ottenuto, grazie alla lotta dei lavoratori, un nuovo confronto a Palazzo Chigi. In quelle sedi chiederemo conto ai commissari straordinari di queste scelte visto che è dall’esplosione dell’Altoforno 1 a maggio del 2025 che non accettiamo e non condividiamo più l’uso della cassa integrazione”.
"Le lettere di avvio della nuova Cigs non rappresentano una sorpresa: era un tema già discusso con le istituzioni, e i lavoratori erano stati informati della possibilità di questa nuova procedura a fronte delle incertezze legate alle decisioni della Corte di Cassazione", afferma invece Valerio D'Alò.     "Abbiamo ottenuto importanti tutele per i lavoratori e il loro indotto nell'ultimo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, ma sappiamo che ci sono molti aspetti da migliorare. Abbiamo lavorato e continueremo a lavorare per garantire una continuità occupazionale, anche nelle aree a freddo, proprio perché sappiamo che l'unico modo per uscire dalla Cigs è attraverso la creazione di lavoro".
"È un momento difficile - conclude l'esponente FIM - però dobbiamo rimanere uniti e concentrati su soluzioni concrete e sostenibili, affinché i lavoratori non siano lasciati soli in questo percorso".
"Vergognosa": la definisce così la recente procedura di cassa integrazione straordinaria annunciata dai commissari di Acciaierie d'Italia Guglielmo Gambardella, segretario nazionale della Uilm Uil.
L'iniziativa di Acciaierie d'Italia in AS "mette in luce, nella drammaticità dei numeri, l’entità della crisi dell’ex Ilva: quasi 9mila lavoratori sospesi contemporaneamente dal lavoro. Questa è una situazione senza precedenti per dimensioni nella storia industriale del nostro Paese - aggiunge -. Tuttavia, dietro questi numeri si celano persone, famiglie, vite e prospettive che rischiano di essere compromesse. È questo il vero dramma sociale che siamo moralmente obbligati ad affrontare. La nuova Cigs è inaccettabile e vergognosa per la dignità dei lavoratori".
Gambardella ha inoltre aggiunto che la nuova procedura dovrebbe rappresentare "un punto di svolta, spingendo il Governo ad andare oltre la gestione dell'emergenza e le misure sugli ammortizzatori sociali contenute nell’ultimo decreto Ilva approvato dal Consiglio dei ministri. Sono necessarie risposte strutturali".

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