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Il mare come bene comune, risorsa economica e patrimonio da proteggere.
Al Nautilus di Taranto il Propeller Club Port of Taras ha promosso una tavola rotonda dedicata alla Legge SalvaMare e alle difficoltà legate alla sua piena attuazione. Un momento di confronto tra esperti, istituzioni, operatori del settore e cittadini per approfondire le sfide della tutela ambientale, dalla gestione dei rifiuti recuperati in mare alla salvaguardia degli ecosistemi.
Il mare non riguarda soltanto navigazione, pesca e turismo, ma coinvolge biodiversità, sicurezza alimentare, salute pubblica ed equilibrio degli ecosistemi. Da questa consapevolezza è nato l’incontro “Legge SalvaMare e mancata attuazione: quali conseguenze per l’ambiente marino?”, organizzato venerdì 16 ottobre al Nautilus da The International Propeller Club – Port of Taras.
L’iniziativa ha richiamato professionisti, studiosi, operatori della mitilicoltura e cittadini interessati ad approfondire contenuti e criticità della Legge SalvaMare, la normativa che disciplina il recupero dei rifiuti accidentalmente raccolti nelle attività di pesca e nelle acque marine e interne.
Al centro del dibattito il tema dell’inquinamento marino e delle sue conseguenze sugli ecosistemi. Un fenomeno che richiede non soltanto ricerca e monitoraggio scientifico, ma anche strumenti normativi e organizzativi capaci di trasformare le conoscenze in azioni concrete.
Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione dei rifiuti una volta recuperati dal mare. Se la legge consente ai pescatori di portare a terra i materiali raccolti accidentalmente durante l’attività professionale, restano infatti aperte questioni operative legate al conferimento, alla classificazione, allo smaltimento e alla necessità di costruire una filiera efficiente tra il recupero in acqua e la gestione a terra.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche del ruolo ecologico della posidonia oceanica, spesso al centro del dibattito durante la stagione balneare. Gli interventi hanno evidenziato l’importanza delle praterie di posidonia per la biodiversità marina, la protezione dei fondali e delle coste e l’assorbimento del carbonio, richiamando l’esigenza di conciliare tutela ambientale e fruizione del litorale.
A offrire contributi e approfondimenti sono stati Lara Marchetta, avvocato e segretario del Propeller Club Port of Taras, la ricercatrice del CNR-IRSA Magda Di Leo, il docente di Zoologia dell’Università di Bari e referente di Marevivo Cataldo Pierri e Nicola Fortunato, docente di Diritto tributario del Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari. A moderare il confronto è stato il presidente del Club Michele Conte.
Significativa anche la partecipazione dell’assessore comunale alle Attività Produttive e alla Blue Economy, Francesco Cosa, che ha illustrato alcune delle iniziative promosse dall’amministrazione sul fronte della tutela del mare, del risanamento del Mar Piccolo e del sostegno alle filiere della pesca e della mitilicoltura.
Tra i temi richiamati, gli interventi finanziati attraverso il CIS Taranto per la rimozione di rifiuti, manufatti e relitti dai fondali e dalle coste, la candidatura della città a Capitale italiana del Mare 2027 e i progetti dedicati alla valorizzazione del rapporto tra Taranto e il suo ambiente marino.
La tavola rotonda ha rappresentato un’occasione di dialogo tra competenze scientifiche, giuridiche e istituzionali, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza su una sfida che riguarda l’intera comunità. Perché la tutela del mare richiede conoscenza, collaborazione e responsabilità condivisa.
A conclusione dell’incontro è stato inoltre annunciato l’ingresso dell’avvocato Sergio Prete tra i soci effettivi di The International Propeller Club – Port of Taras, dopo il precedente conferimento della qualifica di socio onorario. Un momento significativo per la vita associativa del Club e per il suo impegno nella promozione della cultura marittima e del dialogo sui temi strategici per il territorio.