CRONACHE TARANTINE
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L'aggressione ai danni di una docente dell'Istituto comprensivo Vico-De Carolis di Taranto riaccende il dibattito sulla sicurezza del personale scolastico e sul rapporto sempre più fragile tra famiglie e istituzioni educative.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime ferma condanna per l'accaduto e chiede interventi concreti per tutelare insegnanti e comunità scolastica.
Profonda indignazione e forte preoccupazione. Sono i sentimenti espressi dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani in merito al grave episodio verificatosi nei giorni scorsi presso l'Istituto comprensivo Vico-De Carolis di Taranto, dove una docente è rimasta ferita riportando un trauma cranico a seguito di un presunto episodio di aggressione da parte della madre di un'alunna.
Pur sottolineando la necessità di attendere gli esiti degli accertamenti in corso, il CNDDU evidenzia come quanto accaduto rappresenti un segnale allarmante del deterioramento dei rapporti tra famiglie e scuola e della crescente esposizione degli insegnanti a comportamenti aggressivi e intimidatori.
Secondo il Coordinamento, nessuna tensione familiare, divergenza educativa o incomprensione può giustificare il ricorso alla violenza fisica. Il confronto tra scuola e genitori, anche quando acceso e caratterizzato da contestazioni ritenute fondate, deve sempre svolgersi nel rispetto delle regole della convivenza civile e delle persone coinvolte.
«Quando si supera il limite del dialogo e si arriva all'aggressione – sottolinea il CNDDU – non siamo più di fronte a una controversia educativa, ma a un atto di sopraffazione che richiede l'accertamento delle responsabilità e adeguate conseguenze».
Particolarmente preoccupante, secondo l'associazione, è la diffusione di una visione distorta del rapporto tra genitori e docenti, nella quale l'autorevolezza professionale degli insegnanti viene spesso messa in discussione e subordinata alle aspettative delle famiglie. Una dinamica che rischia di trasformare ogni divergenza in uno scontro personale, compromettendo l'autonomia educativa della scuola e il suo ruolo istituzionale.
Ma l'aspetto ritenuto più grave riguarda il valore dell'esempio trasmesso alle nuove generazioni. Per il CNDDU, infatti, è impossibile chiedere a bambini e adolescenti di imparare il rispetto delle regole quando proprio gli adulti incaricati di educarli mostrano comportamenti incompatibili con tali principi.
La violenza contro un insegnante, si osserva, non colpisce soltanto la persona direttamente coinvolta, ma produce effetti più ampi sull'intera comunità scolastica, incrinando la fiducia nelle istituzioni educative e alimentando una cultura della prevaricazione.
Da qui l'appello alle istituzioni affinché episodi di questa natura non vengano trattati come casi isolati destinati a essere rapidamente dimenticati. Il Coordinamento sollecita misure concrete per garantire la sicurezza del personale scolastico e richiama le famiglie alle responsabilità educative che competono loro.
«Il problema – conclude il CNDDU – non è soltanto impedire che un insegnante venga nuovamente aggredito. È necessario evitare che la scuola diventi il luogo in cui gli adulti si sentano autorizzati a disconoscere quelle stesse regole che chiedono ai propri figli di rispettare. Quando l'aggressività degli adulti compromette l'autorevolezza della scuola, è la credibilità stessa dell'educazione a essere messa in discussione».